Il teorema di Di Canio: "Scamacca troppo bello, a questa Dea manca l'animale Retegui"
Le notti europee, quando il risultato volta le spalle, lasciano spesso in eredità interrogativi scomodi. Il day-after della sconfitta interna contro l'Athletic Bilbao non porta solo l'amarezza per un 3-2 che complica la corsa al "G8", ma accende i riflettori su una questione tattica e caratteriale sollevata con forza da Paolo Di Canio. Dagli studi di Sky Sport, l'ex attaccante ha utilizzato la gara della New Balance Arena come cartina di tornasole per analizzare il reparto offensivo nerazzurro, tracciando un paragone impietoso tra il presente e il recente passato. Al centro del dibattito c'è il dualismo a distanza tra Gianluca Scamacca e Mateo Retegui, due modi opposti di interpretare il ruolo del numero nove che, secondo l'opinionista, spiegano alcune difficoltà attuali della truppa di Raffaele Palladino.
L'ESTETA E IL GUERRIERO: QUESTIONE DI ATTEGGIAMENTO - L'analisi di Di Canio parte da un riconoscimento tecnico per poi affondare il colpo sulla mentalità. Scamacca è definito "bello da vedere", un giocatore dotato di una tecnica sopraffina che raramente si trova in stazza simile. Tuttavia, è proprio qui che nasce il cortocircuito: «È meno selvaggio di Retegui nel corpo a corpo», osserva Di Canio. «Con quell'altezza e quella struttura potrebbe fare molto di più, dominare fisicamente. Invece a volte ha l'aria di chi si accontenta della giocata di qualità, ma non è "sporco"». Manca, insomma, quella fame atavica di andare a fare la guerra su ogni pallone, quella capacità di trasformare un lancio lungo in un'occasione da gol solo con la forza della disperazione.
NOSTALGIA ARABA: IL FATTORE "ANIMALE" - Il rimpianto, neanche troppo velato, porta il nome di Mateo Retegui, volato in estate in Arabia Saudita. L'ex bomber atalantino viene descritto da Di Canio come l'antidoto perfetto alle partite bloccate e fisiche, quelle che l'Atalanta sta soffrendo maggiormente. «Retegui è un animale», sentenzia l'ex West Ham. «Magari meno pulito nel palleggio rispetto a Scamacca, ma uno che lotta, che fa faticare tremendamente i difensori avversari e che, quando riesce, ripulisce palloni vitali per la squadra». Una figura di "centravanti di rottura" che garantiva non solo i gol (tanti, nella scorsa stagione), ma un'intensità agonistica che trascinava i compagni.
IL VUOTO LÌ DAVANTI - La conclusione del ragionamento è un campanello d'allarme per il prosieguo della stagione. Secondo Di Canio, oggi nello scacchiere di Palladino manca proprio quella specifica tipologia di giocatore: «Quella figura lì davanti manca all'Atalanta, così come mancano i gol che Retegui garantiva». Contro la formazione di Valverde, squadra ruvida e intensa, la differenza tra l'avere un fioretto e l'avere una clava si è sentita. Scamacca dovrà evolversi per colmare questo gap caratteriale, o l'Atalanta dovrà trovare altre vie per compensare la perdita di quella "cattiveria" che l'italo-argentino si è portato via nel deserto.
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