Cagliari, un girone d'andata con la schiena dritta. Ora il mercato e il coraggio di alzare l'asticella. Ma la sfida vera si gioca fuori dal rettangolo verde
La chiusura del girone di andata è sempre un momento di riflessione, laddove ogni società che si rispetti tira un primo bilancio della stagione. Anche perché coincide con l’apertura delle trattative invernali o mercato di riparazione che dir si voglia.
In questa fase ascendente della stagione il Cagliari ha avuto colpi bassi da parte della dea bendata non certo di secondo piano. Si sono infortunati giocatori che avevano un ruolo importante nell’economia del gioco messo in piedi da mister Pisacane, a cominciare dal “gallo” Belotti, per proseguire con Felici e per chiudere con Folorunsho.
Senza dimenticare il fatto che Yerry Mina è andato anch’egli a corrente alternata causa varie problematiche fisiche che il giocatore si porta dietro nel tempo. Insomma, tutta una serie di inconvenienti che comunque non hanno minato o distratto la squadra che ha assorbito le disavventure senza farsi trovare impreparata.
Alla resa dei conti diciannove punti in diciannove partite non sono un’inezia, soprattutto se rapportati al rendimento di quelle squadre che hanno il medesimo obiettivo dei rossoblù. Dovranno essere bandite le distrazioni che spesso coinvolgono i componenti della linea arretrata. Anche a Cremona, in occasione dell’ultima uscita, il Cagliari ha incassato due gol evitabilissimi, figli dell’approssimazione negli interventi.
In un contesto generale, nonostante ci sia in squadra Caprile, uno dei migliori prodotti della stagione che lo hanno portato pure ad una convocazione in Nazionale, la compagine di Fabio Pisacane ha incassato 27 gol, più di uno a partita, mostrando in svariate occasioni di non saper “leggere” le situazioni.
Il Cagliari esce tuttavia da questa prima parte del torneo con la schiena dritta, una posizione di metà classifica che certifica una tenuta mentale e tecnica non scontata. Ma fermarsi ai punti e ai gol fatti sarebbe un errore di prospettiva che un’isola in movimento come quella sarda non può permettersi.
Il Cagliari Calcio, al termine di questa prima parte della stagione 2025/2026, si conferma molto più di una squadra di Serie A: è il principale asset di visibilità internazionale della Sardegna. In un momento in cui la nostra terra attrae l’interesse di grandi gruppi globali, la maglia rossoblù funge da ambasciatrice. Ogni partita alla “Unipol Domus” non è solo un evento sportivo, ma una vetrina su cui si affacciano milioni di spettatori e potenziali investitori.
La stabilità è il vero valore. La gestione societaria ha compreso che per competere nell'economia del calcio moderno serve continuità. La solidità mostrata nel girone d'andata è il presupposto necessario per sbloccare i grandi progetti infrastrutturali, stadio in primis. Senza una squadra stabilmente nell'élite del calcio italiano, ogni discorso su centri sportivi d'avanguardia o poli d'intrattenimento multimediale perde di forza. Ed ora il coraggio di sognare.
Si apre il mercato di riparazione. La piazza chiede quel "quid" in più per trasformare una salvezza tranquilla in qualcosa di più ambizioso. Ma la sfida vera si gioca fuori dal rettangolo verde. Il futuro del Cagliari è legato a doppio filo alla capacità della Sardegna di aprirsi al mondo, di digitalizzarsi e di diventare un "Hub" attrattivo per chi cerca eccellenza e innovazione.
Il Cagliari ha fatto la sua parte in questi primi mesi. Ora spetta al sistema Sardegna (istituzioni, imprenditoria) saper cavalcare quest'onda di stabilità per trasformare i gol in opportunità di sviluppo per tutto il territorio.






