Guardiola: "Ho voluto mio padre 95enne all'Etihad per fargli vedere l’affetto della gente"
È un addio carico di emozione e consapevolezza quello di Pep Guardiola, che dopo dieci anni ha concesse le ultime interviste da allenatore del Manchester City. Un addio senza rimpianti, ma pieno di ricordi e legami profondi: "Me ne vado con un incredibile senso di pace, ho dato tutto. Cose buone e cose cattive fanno parte dello sport. Mi sento circondato dall’amore, ed è la verità", ha dichiarato il tecnico catalano.
Guardiola ha poi riflettuto sul proprio percorso personale, segnato da continui cambiamenti: "Sono una persona a cui piace muoversi. A Barcellona ero in una delle squadre più forti di sempre, ma me ne sono andato. Lo stesso al Bayern. Anche da giocatore ho vissuto esperienze in Messico e in Italia. Restare dieci anni in un club è qualcosa di speciale". Il tecnico ha sottolineato il legame umano costruito a Manchester: "Mi sono connesso in modo incredibile con le persone del club. È la cosa più importante quando lavori. Khaldoon Al Mubarak è una delle persone più gentili che abbia mai incontrato".
Non è mancato un passaggio profondamente personale dedicato alla famiglia: "Ho detto a mio padre, 95 anni, che non importa come, anche su una sedia a rotelle, volevo che vedesse quanto la gente ama suo figlio. È il miglior regalo che potessi ricevere. Anche il nome della mia famiglia sarà sul North Stand: è qualcosa di speciale".
Guardiola ha poi ringraziato tutto l’ambiente City, soffermandosi sull’intensità emotiva dell’ultima giornata: "Bernardo era emozionato oggi. Se vuoi piangere, piangi. Se vuoi ridere, ridi. Io non piango spesso, ma quando vedo gli altri farlo, piango anch’io". Infine uno sguardo al futuro del club e del suo successore: "Questo capitolo resterà per sempre. Non conta solo vincere titoli, ma i ricordi. Abbiamo vissuto un periodo incredibile. Se avessi energia resterei, ma ora serve un nuovo allenatore. Deve essere se stesso. Questo club è forte e continuerà a vincere".











