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Maresca e una sfida quasi impossibile: l'anno zero del City post Guardiola e Rodri

Maresca e una sfida quasi impossibile: l'anno zero del City post Guardiola e Rodri TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Michele Pavese
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Michele Pavese
Oggi alle 14:42Calcio estero
Un'eredità pesantissima ma anche un ambiente che conosce bene. Il tecnico italiano ha davanti una montagna da scalare ma al Chelsea ha già dimostrato di saper vincere.

L'anno zero. Dopo un decennio di trionfi targato Pep Guardiola, al Manchester City è iniziata una nuova era con Enzo Maresca, chiamato a fare qualcosa che sulla carta sembra quasi impossibile: raccogliere l'eredità di uno degli allenatori più influenti di tutti i tempi e dare continuità a una macchina vincente, senza limitarsi a copiarne i meccanismi.

Il primo verdetto della nuova stagione è già arrivato e non è stato quello sperato: il City ha perso il Community Shield contro l’Arsenal, un primo trofeo sfumato subito contro una diretta concorrente al titolo. Una sconfitta pesante che non può essere considerata decisiva, ma che ha evidenziato tutte le difficoltà di una squadra ancora alla ricerca del nuovo equilibrio. Anche perché il problema del City non è solo tattico, ma anche emotivo e identitario: Guardiola ha conquistato sei Premier League e una Champions League, costruendo una squadra capace di imporre il proprio calcio contro qualsiasi avversario. Il suo Manchester City non era soltanto una formazione vincente, ma un sistema riconoscibile, una filosofia diventata un marchio.

Maresca sarà l’uomo della continuità o un allenatore schiacciato dal confronto?

La scelta dell’italiano non è casuale. Maresca conosce l’ambiente: è stato collaboratore di Guardiola, ha lavorato dentro quella struttura e ne conosce principi e metodologia. Non arriva quindi come un corpo estraneo, ma come un allenatore che dovrebbe garantire una certa continuità. Ma il rischio è evidente, perché emulare il catalano è impresa assai complicata e l'ex tecnico del Leicester dovrà trovare il coraggio di lasciare la propria impronta senza distruggere una cultura costruita in dieci anni.

Al Chelsea era cominciata bene ma è finita nel peggiore dei modi

La sua esperienza a Londra rappresenta un precedente difficile da interpretare. L'ex centrocampista aveva iniziato con grandi aspettative e aveva portato due trofei, la Conference League e il Mondiale per Club, ma il rapporto si è chiuso in modo controverso e burrascoso, con un esonero a Capodanno. Quel percorso però racconta anche un aspetto interessante: Maresca sa lavorare in ambienti ad altissima pressione e ha già dimostrato di poter vincere. Il problema è capire se abbia la personalità e la gestione necessarie per guidare un club dove il secondo posto viene spesso vissuto come un fallimento.

Il centrocampo è il vero cantiere aperto

Il cambiamento più evidente riguarderà il reparto che per anni è stato il cuore pulsante del City. La perdita di Rodri rappresenta forse la sfida più grande: lo spagnolo non era soltanto un centrocampista ma il cuore pulsante, il giocatore che dava ordine, ritmo e controllo alla squadra. La sua capacità di leggere le partite e gestire i momenti era una delle chiavi del dominio di Guardiola. A questo si aggiungono altri addii pesanti, come quelli di Bernardo Silva e di Tijjani Reijnders, con il reparto centrale che ha bisogno di una ricostruzione profonda. Il City ha investito pesantemente su Elliot Anderson, arrivato per una cifra record, ma il confronto con chi lo ha preceduto sarà inevitabilmente pesante. Perché un nuovo Rodri non esiste.

Maresca dovrà quindi cambiare prospettiva e costruire un centrocampo diverso, più dinamico, più verticale, magari meno basato sul controllo assoluto e più sulla capacità di adattarsi. Il City di Guardiola era costruito per dominare il pallone e creare occasioni attraverso un controllo totale. Maresca dovrà capire se mantenere quella strada o introdurre nuove soluzioni; la sua missione non deve essere diventare il nuovo Guardiola ma diventare il punto di riferimento di un nuovo progetto. Se invece il confronto con il passato diventerà un peso impossibile da sostenere, anche una stagione positiva rischierà di sembrare insufficiente.

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