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"Perché non si qualifica al Mondiale da 40 anni?": il sogno dell'Iraq, la storia del CT Arnold

"Perché non si qualifica al Mondiale da 40 anni?": il sogno dell'Iraq, la storia del CT ArnoldTUTTO mercato WEB
© foto di Imago/Image Sport
Yvonne Alessandro
Oggi alle 12:56Calcio estero
Yvonne Alessandro

Martedì non sarà una giornata cruciale solamente per l'Italia. A sperare nel pass di qualificazione per i Mondiali 2026 c'è anche Graham Arnold. Chi? Il commissario tecnico dell'Iraq da maggio 2025, che si giocherà dalla panchina la partita più importante della sua carriera da allenatore nello spareggio contro la Bolivia. Tutto per riportare i Leoni della Mesopotamia a disputare una Coppa del Mondo 40 anni dopo.

"Prima di accettare l'incarico, mi era stato detto che probabilmente era uno dei lavori più difficili al mondo. L'Iraq non si qualifica per un Mondiale da 40 anni; è una sfida enorme con molta pressione, in una nazione di 46 milioni di persone ossessionate dal calcio", racconta il tecnico 62enne australiano in un'intervista rilasciata a ESPN.

Dal 1986 manca l'aria della competizione iridata, ma se c'è qualcuno che ha già tagliato un traguardo sportivo sensazionale nella sua carriera quello è proprio Arnold: "Ricordo quanto fu fantastico quando ci qualificammo nel 2005 con i Socceroos (l'Australia, ndr) e l'impatto che può avere su un paese", ha ricordato. "In Iraq scorre lo stesso sangue in tutti e sono così appassionati per questo gioco. Negli anni in cui ho allenato o giocato contro l'Iraq, sono sempre stati una squadra maledettamente tosta e ti chiedi: perché non si qualificano da 40 anni?".

Di certo i conflitti che hanno martoriato il Paese iracheno sono uno dei motivi. Così come le intromissioni di Uday, figlio di Saddam Hussein, che era presidente del comitato olimpico nazionale e fu accusato di torturare i calciatori. Con l'invasione guidata dagli Stati Uniti nel 2003, Hussein venne deposto e l'Iraq vinse la Coppa d'Asia 2007. Per passare ai Mondiali servirà superare la Bolivia alla finale playoff.

"Nei 10 mesi trascorsi dall'inizio dell'incarico, credo di averne passati sette a Baghdad perché volevo conoscere la cultura", ha raccontato il CT Arnold. "Non posso andare da nessuna parte e non ho vita sociale perché ovunque vada vengo assalito dalla folla: tutti vogliono una foto e ti corrono incontro". Mentre per il trionfo sugli Emirati Arabi Uniti, che ha permesso all'Iraq di giocarsi il tutto per tutto con la Bolivia martedì ha raccontato: "Ho visto i filmati delle scene a Baghdad,con la gente che marciava per le strade sventolando la bandiera e festeggiando. L'emozione per quella vittoria è stata enorme e, a fine partita, ho dovuto ricordare a tutti che non ci siamo ancora qualificati. Questi giocatori hanno una passione incredibile e vogliono farcela per il loro Paese".

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