Bonucci, Scalvini, Kean, Politano, Spinazzola ... Così l'Europeo in Germania condiziona il calciomercato di gennaio: c'è chi vuole rientrare, chi cerca spazio e chi sta rifiutando offerte clamorose
Ci risiamo. Come ogni due anni, riecco l'appuntamento di fine stagione che condiziona scelte e strategie. A giugno la Germania aprirà le sue porte a 23 paesi del vecchio continente: c'è una competizione cerchiata in rosso e ci sono tanti giocatori che vogliono prendere parte al più importante evento calcistico dell'anno. Ci sarà l'Italia, che è campione in carica ma ha anche staccato il pass con non poca fatica. Superata la notte di Leverkusen, Luciano Spalletti ha iniziato a programmare il percorso di avvicinamento. Scampato il pericolo Ucraina, tutti i giocatori potenzialmente da Nazionale hanno cominciato la loro personalissima sfida per rientrare nella lista dei convocati.
Spera di esserci Leonardo Bonucci, anche se l'ex capitano non è mai stato convocato da quando Luciano Spalletti è diventato il nuovo commissario tecnico. In estate è volato a Berlino per tentare un'avventura all'Union che ad oggi è più dolce che amara. Il girone di Champions è scivolato via tra troppe sconfitte, la Bundesliga non è quella dello scorso anno e all'Union non c'è più la magia di qualche mese fa. Per tutti questi motivi Bonucci è pronto a cambiare aria, a rimettersi in gioco altrove. Già, ma dove? La Turchia è una possibilità, più nello specifico il Fenerbahce. Ma Bonucci spera di rientrare in Italia proprio per essere più in vista in chiave Europeo: nelle ultime ore del 2023 era praticamente chiusa la trattativa con la Roma, ma poi il suo nome è stato bocciato per acclamazione popolare. In Italia resta in piedi la possibilità Genoa: una ipotesi, ad oggi, ma a cui Bonucci resta ancorato perché la Serie A più della Süper Lig può avvicinarlo a una convocazione oggi lontanissima.
Ci sono poi le storie di Giorgio Scalvini e Alessandro Buongiorno. Sono storie simili e molto diverse da quella di Bonucci. Entrambi hanno grande mercato, entrambi sono nel giro della Nazionale, entrambi non sono certi di partecipare all'Europeo. Stanno facendo benissimo in club che in genere rappresentano lo scalino precedente al salto in una big e tutti e due questo salto possono farlo già a gennaio. Hanno però deciso di no, di finire la stagione dove sono. Di posticipare a luglio qualsiasi discorso di calciomercato in nome di una continuità di impiego che è aspetto chiave per rientrare nella lista di Luciano Spalletti.
Chi fa parte del gruppo azzurro ma sta rischiando grosso è Moise Kean, attaccante fermo da metà dicembre a causa di un infortunio ma ancora alla ricerca del suo primo gol stagionale. Ha fin qui giocato poco, ancor meno lo ha fatto dall'inizio. Per Spalletti è uno di quelli che 'ha scocca e motore', lo tiene in grande considerazione anche perché può giocare in più ruoli. Però se non ritroverà partite e minuti rischierà grosso ed ecco perché Kean è pronto ad andar via, anche in prestito.
Leonardo Spinazzola ai margini del progetto Roma sa che la decisione che prenderà a gennaio avrà ricaduta determinante sulla sua convocazione a giugno. Ad oggi è più fuori che dentro, ma se sarà protagonista di una eccellente seconda parte di stagione può tornare in gioco. Discorso diverso per Lorenzo Insigne e Federico Bernardeschi: entrambi vogliono rientrare a gennaio speranzosi di avere ancora qualche fiches a disposizione. Ma vederli tornare dal Canada a gennaio sarà complicato e ancor di più vederli a giugno con la maglia dell'Italia.
Puntare l'Europeo può però anche voler dire rinunciare a offerte molto importanti. E' ciò che sta accadendo a Matteo Politano, attaccante del Napoli per il quale l'Al Shabab è sceso in campo con un contratto di tre anni e mezzo da sette milioni a stagione. L'offerta è economicamente clamorosa, come tutte quelle che arrivano da quella zona di mondo da qualche mese a questa parte. Ma per il momento Politano continua a nicchiare perché andare oggi in Arabia vuol dire perdere terreno in chiave Europeo e Politano in Germania vuole esserci. Almeno per ora, il contrattone arabo può aspettare.






