Il calcio ha buttato 7,2 miliardi negli ultimi 15 anni grazie alle plusvalenze, ma tutte le big piangono per l'abolizione del Decreto Crescita. Sia mai che qualcuno si prenda una responsabilità (sarebbe troppa grazia)
Nei giorni scorsi Urbano Cairo ha battuto sempre sullo stesso tasto. Il problema dei soldi che lo stato non vuole dare al calcio, nonostante le tasse pagate e i contributi versati nelle casse. Sarebbe bello capire perché dare soldi al pallone a pioggia e non ad altri settori, ugualmente colpiti e sicuramente più virtuosi del pallone. Vi ricordate il ritornello durante il Covid? Le aziende in difficoltà spariranno o avranno vita molto dura. Il calcio è nella seconda fase perché genera talmente tanti incassi che non morirà mai. Il problema è che i dirigenti non hanno capito che non possono spendere certe cifre. Cairo in RCS ha avviato una rivoluzione abbassando i guadagni di tutti, tagliando più del tagliabile, ovviamente abbassando la qualità del prodotto. Nel calcio non puoi abbassare la qualità del prodotto e uscirne in pari. O meglio, se la abbassi troppo e vai in Serie B il giochino diventa più insostenibile di quanto non lo sia già.
Cairo si lamenta, è vero, ma poi prende 40 e passa milioni da Bremer. Ne prenderà altrettanti da Buongiorno. Li poteva rimediare con Belotti (60, 7 anni fa), ma anche con Schuurs. Perché i Percassi riescono ad avere bilanci sempre buoni, mantenendo la competitività, mentre gli altri spendono sempre molto di più? Perché hanno un obiettivo vero (cioè mantenere la categoria) e poi c'è tutto quello che viene. Investono su un'ossatura forte e poi provano a cercare giocatori da plusvalenza, magari con uno stipendio sostenibile. Il Torino molto meno. Non crea quasi mai un giocatore dalle giovanili, pur avendole buone. Buongiorno, che è il più valutato attualmente, arriva proprio dalle giovanili.
La Juventus forse lo ha capito, in anticipo sul Milan - che comunque ora qualche giovane lo sta lanciando - mentre l'Inter è ancora al palo. La Roma qualcuno valido lo ha preso, la Lazio no. I giovani italiani sono una risorsa. La Juventus under23 non è un caso isolato. Se invece di avere 21 giocatori stranieri su 26 il Torino avesse una decina di italiani, magari dalla Primavera, pagherebbe molto meno di stipendi. Di trasferimenti. E probabilmente potrebbero essere sostenibili, salvandosi comunque.
Guardate la Sampdoria. Perché Ferrero, pur avendo dei risultati a bilancio discreti fino al Covid, ha rischiato di portarla al fallimento? Perché tutto il sistema si reggeva su plusvalenze, spesso gonfiate. Nel 2014-15 le squadre facevano un -536 milioni di dato aggregato (perdite a bilancio) con 331,7 milioni di plusvalenza. Nel 2019-20 c'è stato -881 milioni con plusvalenze da 824 milioni. Significa che si sarebbe perso 1,3 miliardi di euro con le stesse plusvalenze di cinque anni prima. L'ultimo dato disponibile è quello del 2021-22, 1,37 miliardi di perdita con 580 milioni di plusvalenza. Come è possibile? Semplice, la Juventus, la Roma, l'Inter hanno l'asticella troppo alta e ricorrevano alle vendite per ripianare. E le plusvalenze del 2019-20 si sono ripercosse su due anni dopo: gli ammortamenti delle spese vengono spalmati negli anni, il beneficio della plusvalenza in un solo esercizio.
La realtà è sempre la stessa. I dirigenti vogliono dare la colpa degli altri alle proprie mancanze. Spendono e spandono, poi è colpa del sistema, dei giocatori avidi, degli allenatori che non si dimettono, degli agenti che tirano la corda, dei giornalisti che mettono scompiglio. Il Decreto Crescita era una buona spinta, se non fosse diventato poi sistematico: tutti prendevano da fuori giocatori di medio basso livello invece di lanciare giovani che, magari, in questo momento sono un pelo peggio, ma con margini di miglioramento per diventare giocatori di medio alto rango. Poi vanno in C e si perdono perché non protetti o non usati in una determinata maniera. Basti vedere Yildiz che voleva andarsene dalla Juventus perché in Primavera.
Questi i dati degli ultimi anni.
2007-08 -261 milioni
2008-09 -340 milioni
2009-10 -347 milioni
2010-11 -430 milioni
2011-12 -388 milioni
2012-13 -311 milioni - plusvalenze 467,8
2013-14 -317 milioni - plusvalenze 443,2
2014-15 -536 milioni - plusvalenze 331,7
2015-16 -372 milioni - plusvalenze 376
2016-17 -156 milioni - plusvalenze 693,4
2017-18 -215 milioni - plusvalenze 731
2018-19 -392 milioni - plusvalenze 894
2019-20 -881 milioni - plusvalenze 824
2020-21 -1,35 milardi - plusvalenze 482
2021-22 -1,37 miliardi - plusvalenze 580
Voi prestereste dei soldi a un alcolista per continuare a bere nel vostro bar? La risposta è no. E lo stato fa lo stesso ragionamento, giusto o sbagliato che sia il parallelismo. La Serie A vuole monopolizzare tutto, come aveva detto Agnelli anni fa. Vogliono i benefici perenni, non migliorare il sistema. Dare le briciole alla Serie B e alla Serie C per potere pagare uno stipendio dell'ennesimo straniero in più, poco importa se serve oppure no. Dividere la torta in sempre meno. Gravina che vuole abbassare a 18 squadre è una mossa demagogica per potere dividere i proventi in meno fette e far crescere in competitività quelli dentro. Non sarà così. La Premier League non insegna niente: bisognerebbe dare più soldi alla C e alla B - magari con una riforma - per far sì che tutto il livello cresca e che non sia un dramma retrocedere. Ma alla fine a qualcuno importa? La risposta è no: è solo una questione di soldi e potere. Sempre e comunque. Ma poi sia mai che qualcuno si prenda una responsabilità.






