Lo sport italiano risponde in coro a Gravina. Le reazioni degli atleti alle parole del presidente FIGC
Il mondo dello sport ha reagito con orgoglio, alle parole del presidente della FIGC Gabriele Gravina che aveva parlato di calcio come sport professionistico a differenza di altre attività considerate dilettantistiche. Di seguito alcuni dei commenti, social e non solo, degli atleti azzurri che tanti successi hanno portato al paese negli ultimi anni:
Yeman Crippa, tre ore europei: "Questa mattina sono andato a correre per diletto".
Mattia Furlani, oro mondiale e brozo olimpico nel salto in lungo: "Questo discorso ammazza proprio i valori dello sport e il lavoro che lo Stato e le forze dell’ordine (che continuerò a ringraziare sempre) fa per portare avanti un movimento e giovani atleti ragazzi, a rende atleti PROFESSIONISTI per realizzare i propri sogni con sacrificio, dedizione e lavoro. A quanto pare non se ne rende conto di cosa c’è dietro. Mi dispiace perché non è solo un insulto al calcio ciò che ha detto, è successo, ma anche allo sport italiano. Mi batterò sempre anche solo tramite i risultati, ma anche mostrando qui sui social cosa c’è dietro lo sport e il lavoro... con un investimento di 15 anni che ho fatto con la mia famiglia su metodi di lavoro, studio e passione, partendo da vivere sotto ad un ponte fino ad arrivare all’élite mondiale. Perché è questa la professione, non chi dichiara certe cose sputando sul lavoro altrui".
Alessandra Fumagalli, skeletonista argento europeo: "Gli sport "dilettantistici" hanno portato 30 medaglie olimpiche, innumerevoli medaglie mondiali e titoli europei. Il fatto che gli "altri sport" siano sport di stato è perchè non ci sono altri modi per poter fare gli atleti in italia, e menomale che lo stato ci permette di farlo. Questo ci fa apprezzare ancora di più la maglia, il body,i che indossiamo".
Simone Deromedis, sciatore freestyle oro olimpico: "Fiero di praticare uno spot di Stato ".
Gigi Samele, sciabolatore con 4 medaglie olimpiche: C’è chi tocca il fondo e si rialza… e poi c’è chi, non contento, decide di scavare ancora più giù
Giovanni Tocci, tuffatore oro mondiale: "Ditemi che è IA, vi prego".
Eyob Faniel, mezzofondista due volte campione mondiale: "200 km a settimana, per 12 mesi l’anno. Meglio restare in silenzio… perché certi discorsi è meglio non iniziarli proprio".
Domenico Acerenza (nuoto): "Numero 1. Ora potete farvi le vacanze da professionisti".
Lisa Angiolini (nuoto): "Negli altri sport nessuno si sente autorizzato a sminuire il lavoro altrui per coprire le proprie mancanze. In acqua il cronometro non perdona, ma almeno ha un pregio: non mente. Dice chi ha lavorato meglio, chi è arrivato pronto, chi ha costruito davvero. E quando i risultati non arrivano, non si cercano scuse ideologiche: si torna ad allenarsi, si cambia, si ricostruisce. C'è una questione di valori, cultura, rispetto dell'avversario. È questo che rende insopportabili le sue parole. Non solo perché sono ingenerose verso gli altri sport, ma perché sono culturalmente sbagliate. Trasmettono l'idea che esista uno sport vero, serio, complesso (il calcio) e poi un contorno di discipline che vincono perché giocano una partita più facile".
Ilass Aouani (maratona): "Forse in Italia è giusto il momento di riservare a questi 'sport dilettantistici' l'attenzione che 95 pagine di giornale su 100 riservano solo al calcio. Essere professionista non è un titolo, ma è un'attitudine, svolgere un'attività con competenza, etica e serietà, i risultati sul campo sono uno specchio della qualità del lavoro svolto dall'individuo e dal sistema. Trovare alibi non si addice a un vero professionista. Conosco amatori che nella mentalità sono molto più professionisti dei giocatori di cui si sta ormai fin troppo parlando".
Nicola Bartolini (ginnastica): "Gravina quando vuoi ti insegniamo cosa vuol dire fare sport".
Alice Bellandi (judo): "Bel pagliaccio".
Roberta Bruni (salto con l'asta): "Effettivamente noi siamo dilettanti".
Luigi Busa (karate): "Meglio se non parlavi, con i soldi che girano nel calcio trovare alibi è ridicolo. Noi cosiddetti dilettanti, abbiamo portato l'Italia in alto, pagando le gare di tasca nostra. Viva lo sport dilettantistico".
Alice D'Amato (ginnastica artistica): "Che schifo".
Domenica Dalla Santa (hockey su ghiaccio): "Ma tutto a posto?".
Andrea Dallavalle (salto triplo): "Mai sentito un discorso più imbarazzante di questo".
Daniele Di Stefano (speed skating pattinaggio): "Io non ho parole. Ora siamo anche dilettanti…".
Tommaso Giacomel (biathlon): "Se il calcio è professionismo allora Sinner è un amatore. Avanti così".
Tommaso Marini (fioretto): "Ci tengo solo a dire che sono fiero di far parte dei 'dilettantistici' che soffrono e danno l'anima per conquistare medaglie con la maglietta azzurra pur non ricevendo milioni in cambio (vi garantisco che le ore di allenamento sono le stesse se non di più). E sono fiero di essere un atleta dello Stato, perché senza quest'ultimo molti giovani sognatori dilettantistici non avrebbero potuto vivere di sport. Detto questo, sempre Forza Italia".
Riccardo Meli (velocità): "Se questo pagliaccio non si dovesse dimettere spero che il CONI intervenga e lo cacci. Costui è attaccato alla poltrona dal 2018".
Elisa Mondelli (canoa): "Che vomito sentire queste parole".
Stefano Oppo (canoa): "L'ha detto davvero?".
Jeffrey Rosanelli (short track pattinaggio): "Imbarazzante".
Salvatore Rossini (pallavolo): "Uno in grado di dichiarare una cosa simile, attirandosi contro tutto lo sport italiano, sicuramente non è più in grado di stare al suo posto. Per lucidità, tatto, sensibilità e responsabilità. Senza aggiungere altro perché sarebbe troppo semplice".
Pietro Sighel (short track pattinaggio): "Se può aiutare qualche calciatore, mi metto a disposizione per fare cambio".
Ala Zoghlali (mezzofondo): "Ma è del mestiere questo?".











