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Venezia, parla Antonelli: "Serie A, mercato, rinnovi e stadio: ecco le strategie"

Venezia, parla Antonelli: "Serie A, mercato, rinnovi e stadio: ecco le strategie"TUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Daniele Najjar
Oggi alle 20:04Serie B
Daniele Najjar

Il General Manager del Venezia, Filippo Antonelli, è intervenuto nel Talk Show su YouTube di TuttoVeneziaSport (sul canale de "I Fuoricampo") per parlare dell'attualità della squadra di Stroppa, attualmente prima in Serie B a +3 da Monza e Frosinione.

L'italia non va Mondiale per la terza volta di fila.
"Sicuramente provo delusione, amarezza. Ora che il Mondiale è stato allargato a 48 squadre, non avere ancora l'Italia è una delusione. Dovrebbe essere più facile entrarci, invece per noi è sempre più difficile. Dispiace da tifoso, ma concentriamoci sul Venezia, che è meglio".

Cosa servirà in questa volata finale per il campionato di B, cosa farà la differenza?
"Fare quello che abbiamo fatto fino ad oggi con la stessa concentrazione, la base del nostro campionato è stata quella di vivere una partita alla volta, preparandola al massimo e cercando di volerla vincere. Il Venezia ha sviluppato un DNA nel quale vuole fare sempre la partita per vincere. Non deve cambiare niente in tal senso. È una fase viva del campionato. Approfitto per dire che non mi piace sentire 'mancano 6 finali' o 'conto alla rovescia'. Questo non fa parte del mio modo di pensare. La parola 'finale' per esempio suggerisce che non ci siano altre partite. Anche se dovesse andare male, non sarebbe finito il campionato. Il Venezia deve solo affrontare, così come ha fatto, la prossima partita. Nell'unione con la propria gente, preparando la prossima battaglia".

Dal mercato dello scorso anno - con la cessione di Pohjanpalo e l'arrivo di giocatori come Fila e Maric - come è cambiato oggi il suo modo di poter operare? Ha più libertà di movimento per la ritrovata sicurezza economica o è cambiato qualcosa nella catena di comando fra l'Italia ed il Comitato Operativo Oltreoceano?
"A livello comunicativo le cose sono sempre state chiare. È stato un processo iniziato tanti anni fa. Prima dovevamo trovare un certo equilibrio interno, economico, fra i calciatori. Per poi cercare di ripulire quello che non era consono alle nostre idee sportive ed a quello che era stato fatto in passato. Nel mercato dell'anno scorso siamo stati sempre in rincorsa, con la regola che bisognava prima vendere e poi comprare. Per poi arrivare a quest'anno, grazie a questa strategia che è stata di sofferenza anche per me. A discapito a volte dell'ambizione, ma ne dipendeva il bene della società. Già da luglio abbiamo avuto un'inversione di rotta, abbiamo iniziato prima ad acquistare e poi a vendere. Siamo arrivati a gennaio, dove grazie anche ad un progetto sportivo che va bene, c'è stata fiducia di fare operazioni anche per il futuro. Questo è un percorso, chiaramente questo è il modo nel quale mi piace di più lavorare. Ma ve ne potrei dire anche altri: fra un po' di tempo proveremo a spiegare anche tutta l'idea che c'è sul settore giovanile. Noi vorremmo davvero creare un settore giovanile di altissimo livello. Oggi abbiamo fatto tanto, ma ancora possiamo fare di più, le idee non mancano".

Avete puntato molto sul concetto di Unione, tanto caro ai tifosi.
"Noi crediamo nell'unione che c'è fra questo popolo, la società, le istituzioni, i giornali che fanno parte del mondo Venezia. Che non significa non criticare, ma superare gli ostacoli tutti insieme. Quando vedo trasferte con tutta quella gente, bambini allo stadio, la gente che parla parecchio del Venezia in città beh, questo è un grande orgoglio".

A che punto è il Venezia nel proprio percorso? Avete la sensazione che in sede di mercato sia cambiato anche l'appeal verso i giocatori?
"Questo orgoglio che provo inizia ad arrivare anche all'esterno. Sicuramente i giocatori vogliono venire, sono attratti dal progetto. Dobbiamo essere bravi a parlarne nella maniera giusta. Voglio sempre prendere giocatori che vedano il Venezia come un progetto nel quale identificarsi, diventando giocatori di valore. Devono venire a Venezia perché c'è un progetto vincente nel quale imporsi e nel quale farsi notare, non perché si sta bene o come punto d'arrivo. Ora siamo più pronti rispetto al passato, c'è molta attenzione verso di noi. Le cose da fare sono ancora tante, testa al presente, dobbiamo andare a prenderci quello che vogliamo".

Sui rinnovi: cosa ci dice di Kike Perez e Duncan?
"Con Kike Perez non abbiamo fatto un rinnovo vero e proprio. Abbiamo fatto un adeguamento di contratto ad inizio anno ed un'estensione in caso di determinate condizioni. Il ragazzo è felicemente sotto contratto con il Venezia. All'inizio aveva accettato la sfida per sei mesi per poi capire se ci fosse voglia di andare avanti in caso di retrocessione. Dopo il ritiro non aveva esitazioni nel voler restare. Su Duncan: ha un'opzione di contratto che si può esercitare sia in caso di B che di A, le condizioni cambiano, ma non andrà a scadenza. Situazione quindi sotto controllo. Stiamo parlando e valutando assieme con Haps, ma non abbiamo nessuna situazione problematica al momento".

State seguendo diversi ragazzi in prestito.
"Molto, sì. Abbiamo sviluppato diversi rapporti di collaborazione con delle squadre, stiamo lavorando parecchio su questo. Noi pensiamo che bisogna creare un percorso per questi ragazzi. Vediamo per esempio Okoro che giocherà contro di noi: è un nostro giocatore, ha tanti anni di contratto con noi. Lo abbiamo dato in prestito alla Vis Pesaro, poi alla Juventus Next Gen, poi ci è stato richiesto dalla Juve Stabia, dove lo abbiamo mandato per fargli fare un ulteriore salto. I giovani devono giocare. Queste sono le cose che penso servano anche per migliorare il calcio italiano: creare un percorso per i ragazzi giovani è fondamentale. Oggi con orgoglio dico che siamo una delle squadre più giovani della Serie B. Tutti giocatori nostri, a parte giusto qualcuno. Andiamo avanti, otteniamo i risultati, poi passeremo alla prossima strategia".

Lei è arrivato in momento drammatico, poi in due anni il Venezia è tornato in Paradiso, poi è retrocesso fra gli applausi della Curva. Qual è la cosa di cui è più fiero ad oggi e gli obiettivi a stretto giro di posta?
"Proprio l'immagine che hai descritto della retrocessione dolorosa, è ancora nella mia testa e mi ha dato la forza di ripartire con entusiasmo. Quando si hanno delle retrocessioni a volte si fa l'errore di non resettare e ripartire, portando avanti gli strascichi della stagione deludente. Invece sia noi, all'interno, che il pubblico e la stampa hanno dato segnali di grandissima maturità. Questa cosa unica è quella che mi fa più piacere. Se arriverà un'altra promozione arriverà un'altra gioia immensa. Perché una promozione è frutto di un percorso. Non arriva per caso".

Sulla Nazionale: molti danno colpa al fatto che gli italiani hanno poco spazio. Sul mercato è più difficile andare sui talenti italiani? E Doumbia potrebbe fare bene alla Nazionale in futuro?
"Doumbia potrebbe far molto bene alla Nazionale, ma prima deve pensare al Venezia (ride, n.d.r.). Il percorso dei giovani italiani non è chiaro come lo è negli altri Paesi. Gli altri campionati hanno le seconde squadre, i ragazzi giocano con continuità ed i club hanno la possibilità di controllarli fino ad una certa età. In Italia c'è la Juventus che ha la seconda squadra da più tempo. L'esempio del Milan ti fa capire quanto sia grande il salto dalla Primavera alla prima squadra: il Milan Futuro è retrocesso dalla C alla D. Dobbiamo pensare ad un percorso per loro, altrimenti giocheranno sempre e solo quando si fa male qualcuno. Bisogna farli sbagliare, ma facendoli giocare. Quello che è successo a Doumbia: preso dalla C per fare intanto il ritiro, che ha fatto bene. Bravo Di Francesco a farlo giocare, bravissimo Stroppa a farlo migliorare giorno dopo giorno, ecco un ragazzo che veniva dalla C e che ora ha fatto più di 50 partite, ora tutti parlano di Doumbia".

Sul nuovo stadio: è un punto chiave per le strategie future?
"Sicuramente un altro punto di forza strategico e di crescita di questa società è quello di fare tutto e di più per essere pronti per quando tutto sarà ufficiale e prontto".

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