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Inzaghi e l'Inter. Il secondo anno dopo Conte è sempre il più difficile, nella carriera di un allenatore

Inzaghi e l'Inter. Il secondo anno dopo Conte è sempre il più difficile, nella carriera di un allenatore TUTTOmercatoWEB
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Ivan Cardia
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Ivan Cardia
venerdì 9 settembre 2022, 09:53Il corsivo

Che l'8 settembre Beppe Marotta debba scendere in campo per confermare pubblicamente la fiducia a Simone Inzaghi è una notizia. Ancora più rispetto al contenuto delle parole dell'amministratore delegato dell'Inter, il quale tra le righe ha confermato un confronto interno all'indomani del Bayern Monaco e ha invitato tutti ad avere più accortezza. Diplomazia mediatica al lavoro, una delle capacità più apprezzate dello stesso Marotta, per gestire un avvio che così complicato alla Pinetina nessuno proprio lo immaginava.

L'ossessione batte il talento. Ma questo è Conte. Come se ne esce? Tra i capitani dei nerazzurri, ha colpito una frase di Danilo D'Ambrosio: l'ossessione batte il talento. In presa diretta, commentatori d'eccellenza - Capello e Condò - hanno riletto in quelle parole l'anima di Antonio Conte. L'allenatore più ingombrante del panorama italiano, soprattutto quando va via. Perché lascia una scia, un'impronta, una struttura: il primo anno dopo Conte, per chiunque, è quasi sempre merito di Conte. Non è vero, ovviamente: Inzaghi - così come il primo Ventura di Bari, il primo Allegri della Juve, Sarri al primo anno di Chelsea - ha avuto grandi meriti nel fatto che l'Inter nella scorsa stagione sia stata molto più competitiva di quanto s'immaginava. Adesso deve semplicemente confermarli, anche se quel fantasma lì aleggia. Perché parafrasando una hit di qualche anno fa, il secondo anno dopo Conte è sempre il più difficile, nella carriera di un allenatore. Ventura si è dimesso in una stagione che ha poi portato alla retrocessione dei biancorossi, Allegri è l'eccezione ma non ha brillato, Lampard ha chiuso al quarto posto, della Nazionale 2018 a confronto con quella del 2016 non stiamo neanche a parlarne. In realtà c'entra poco, Conte, con questa squadra qui. Ma nelle difficoltà è facile rievocarlo, e nei momenti in cui tutto sembra andare male, del passato si ricordano solo le parti belle. Togliersi di dosso il predecessore, ritrovare la bellezza che un anno fa di questi tempi portava a incensare l'upgrade dell'Inter. Ecco la missione di Inzaghi, con poco tempo a disposizione (non per gli scricchiolii, ma per il tour de force) per portarla a termine.

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