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La rosicata di Xavi, i sassolini di Inzaghi: neanche Mou e Conte ci erano riusciti

La rosicata di Xavi, i sassolini di Inzaghi: neanche Mou e Conte ci erano riusciti TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Ivan Cardia
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Ivan Cardia
giovedì 13 ottobre 2022, 08:00Il corsivo

Xavi parla a lungo, ma ripete quasi sempre lo stesso concetto. Simone Inzaghi, vizio tutto italiano, si ferma poco a rispondere a domande, ma chiude col titolo. Il day after Barcellona-Inter 3-3 è segnato anche dalle letture che i due allenatori hanno dato delle rispettive partite. Il tecnico catalano ha sostenuto una valutazione di fondo: il Barça ha un piede e mezzo fuori dalla Champions League più per errori propri che per meriti degli avversari. Quasi come se questi ultimi neanche fossero scesi in campo.

Xavi rosica. Saremmo chiamati a definire "mastica amaro", più politically correct. Però alle volte ci sono verbi che rendono alla perfezione significati altrimenti intraducibili. Posto che i limiti del Barcellona sono affari del Barcellona, la sensazione che arriva è quella di una squadra che, dopo due sconfitte e un pareggio in partite che ci si aspettava di vincere, fa autocritica spicciola ma non si fa un serio esame di coscienza. E non riconosce i valori dell'avversario. Di errori, per carità, i culés ne hanno commessi a bizzeffe, a partire dal campo. Di qualcuno forse neanche si rendono conto: le tante polemiche arbitrali per il rigore non concesso a San Siro - ma qualcuno in casa Inter ha protestato per mancato rosso a Dembélé? - hanno regalato un alibi di ferro alla squadra. Oltre ai propri sbagli, c'è quello che l'avversario di turno, il Bayern una volta e l'Inter due, ha saputo fare. Al Meazza, facendo il computo delle occasioni, ne hanno avute di più Lautaro&Co. Al Camp Nou è stato un ottovolante di emozioni e di chance, ma per lunghi tratti l'Inter ha giocato meglio del Barça. E questo va riconosciuto.

I sassolini dalla scarpa di Inzaghi. Volano, sul finale. "In Spagna si ricorderanno a lungo dell'Inter". Il tecnico piacentino è arrivato alla gara di ritorno dopo dieci giorni in cui tutta la Catalogna l'ha definito un catenacciaro a la Trapattoni o Rocco. Che poi, per inciso, non ci sarebbe neanche niente di male. Ma è molto lontano, l'abbiamo scritto di recente, da quello che l'Inter di Inzaghi rappresenta e vuole fare. Semmai alle volte è troppo passeggiona e orizzontale, e in questo senso le due vittorie sul Barça - perché il pari di ieri ha il sapore del successo - rappresentano un'interessante svolta per un futuro non lontano in cui lì davanti ci sarà Lukaku. Ha saputo difendersi, la squadra nerazzurra, sì, ma l'ha fatto soprattutto in casa e in entrambe le gare ha avuto diverse palle gol. Risultato a parte, a livello di prestazione non ha rubato nulla, anzi. E poter chiudere così la doppia sfida, a prescindere da quello che sarà, è una soddisfazione non da poco.

Neanche Mou e Conte ci erano riusciti. Fare punti a Barcellona, nella caldera del Camp Nou, non è del resto scontato per chi siede sulla panchina dell'Inter. Per qualche minuto, Inzaghi ha addirittura assaporato il successo storico: qui la Beneamata ha vinto una volta sola, nel 1970 e in Coppa delle Fiere, competizione non considerata nei precedenti ufficiali UEFA. Il capolavoro è compiuto soltanto a metà, ma il segno X è comunque raro sulla ruota di Barcellona. Antonio Conte, per esempio, ne è uscito con le ossa rotte. José Mourinho ha strappato il passaggio in finale, ma alla fine persino l'Inter del triplete ha perso. Sono paragoni che vanno contestualizzati: nessuno pensa che questa squadra possa emulare quella dello Special One. Però intanto Inzaghi s'è tolto una soddisfazione non da poco. E il futuro sorride un po' di più alla sua Inter.

Fonte Inviato al Camp Nou
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