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#iorestoacasa - Le storie della buonanotte: Edmundo, l'Animale che non aveva visto la neveTUTTOmercatoWEB.com
sabato 21 marzo 2020 01:05Serie A
di Marco Conterio

#iorestoacasa - Le storie della buonanotte: Edmundo, l'Animale che non aveva visto la neve

#iorestoacasa - Tuttomercatoweb.com propone ai suoi lettori delle storie di calcio per tenerci compagnia in queste giornate tra le mura domestiche
'Fora daqui'. Via da qui. Ecco, l'impatto col mondo del calcio, che poi all'epoca era futsal perché da lì vengono gran parte delle gemme del futbol brasiliano, non è che fu proprio dei migliori per Edmundo. Però lo racconta al meglio, già dall'inizio. 'Fora daqui'. Ora, perdonate il brasiliano, ma i maestri di futsal del Botafogo non avevano proprio un accento d'origine controllata. La prima ferita all'animale arriva lì. Lui che nasce nel bairro do Fonseca, a Niteroi. Cinquattottomila anime che s'arrampicano l'una sull'altra, in cerca di vita, in cerca di un sorriso. Non il migliore dei mondi, per un giovane, soprattutto se ha quel carattere lì. Per fortuna, Edmundo, ha una dote. Infinita. Incredibile. Sa giocare a pallone. Ma non è solo brasiliano nel senso della magia e del doppio passo. Ha quel genio e quella scintilla che convincono il suo maestro di Judo a portarlo alla squadra di futsal del Botafogo dove verrà cacciato per deficit d'attenzione e perché non voleva presentarsi agli allenamenti. "Oh, ma siete impazziti? 4 ore di allenamento per andare a giocare?". Insomma, Edmundo se ne fregava. Lui aveva il talento, mica poteva star dietro a "ehi, marca, rientra, copri". Lui aveva il talento. Aveva il Carnevale dentro.

Il calcio dentro Edmundo aveva anche il calcio dentro, oltre ad una follia che sempre l'ha accompagnato nella sua carriera da montagne russe. Diventa calciatore con il Vasco da Gama, una delle diciassette maglie vestite in carriera ma con cui deciderà di dare l'addio al calcio giocato, ed in Brasile vince tutto proprio con il Vasco e con il Palmeiras. Nel '97 trionfa in Copa America, ma oltre che per dei gol da favola, come un sombrero d'esterno su Jaap Stam, che in fondo è come saltare la Muraglia Cinese con una sigaretta in mano, è ricordato anche per un altro episodio. Purtroppo. Recentemente è stato condannato a quattro anni di reclusione per omicidio colposo in seguito ad un incidente datato 1995 nel quale persero la vita tre persone. Lui non si presenterà mai davanti alla polizia perché, dice Edmundo, "in Brasile si punta sempre a punire chi è famoso anche con processi sommari. Ecco, io voglio un tribunale che non sia così". Edmundo non sconterà mai quei quattro e anni e mezzo di carcere, per cui è stato poi condannato nel 2003. Intanto sul campo continuava a giocare, a vincere, a segnare, e pure a litigare. A Wanderlei Luxemburgo, tecnico del Palmeiras, disse. "“Se devi togliermi, è meglio che tu non mi metta nemmeno in campo”. Prendere o lasciare.

E' primavera E' primavera, a Firenze. Svegliatevi, bambine. Anzi, è il 9 luglio 1997, ma poco importa. La Fiorentina acquista per 13 miliardi di lire Edmundo dal Vasco da Gama. "È un sogno che si realizza" dice in un’intervista televisiva, durante la quale lancia anche una sfida all’amico Ronaldo: "Segnerò più di te". A Firenze si presenta dopo tre giorni, il primo bacio sul campo del Franchi, con Vittorio Cecchi Gori al suo fianco, è di Maria Grazia Cucinotta. La maglia viola la veste però dal gennaio, anche se l'8 gennaio sbarca a Fiumicino e perde la valigia con le scarpette da calcio. Ok, poco male. C'è tempo per iniziare, ma il via è tra le polemiche e tra i veleni con Lulù Oliveira tanto che ad inizio febbraio O'Animal, così ribattezzato dai tifosi del Palmeiras e non c'è troppo da chiedersi perché, va da Cecchi Gori. "Presidente, siamo chiari: io voglio giocare titolare". Il tecnico, Malesani, non è però d'accordo e Edmundo cosa fa? Prende un volo e torna a Rio De Janeiro. "Sono un campione, la Fiorentina non può trattarmi così". Era il 18 febbraio del 1998, e l'Animale di barrio do Fonseca era sempre più una stella venuta dalle favelas.

"O mi coprite di oro o me ne vado" Il 16 marzo del 1998, alle 6 del mattino, Edmundo torna in Italia. Multato di 450 milioni lordi, arriva a Roma e alle 15 tiene l’annunciata conferenza stampa."Sono pentito di quello che ho fatto, ma non potevo agire in maniera diversa. Dovevo tornare in Brasile per risolvere un serio problema personale che non posso rendere noto". Il problema, mica di poco conto, era l'incidente di cui sopra, per il quale venne condannato a un risarcimento di 350 milioni di lire, oltre che a una pensione mensile per la famiglia di una delle vittime. Poi, il 29 marzo, inizia la favola. Prima un assist per Gabriel Omar Batistuta, che a Firenze son tre nomi e tre brividi lungo la pelle. Poi, all'ottantaseiesimo minuto, il primo gol con la maglia della Fiorentina. L'amore, da parte del brasiliano, però non sboccia, e minaccia la società. "O mi coprite d'oro o me ne vado". Come Maradona, più di quel Manuel Rui Costa che mai è andato a genio al brasiliano. Era l'estate del 1998, quella in cui in Francia Ronaldo diventava ufficialmente il più grande giocatore del Mondo. Quella in cui, però, ci provava anche l'Inghilterra, ad inseguire un sogno.

La saudade Edmundo, a Firenze, è ricordato pure per un altro misfatto. Essere il colpevole massimo del mancato terzo scudetto della Fiorentina. Trapattoni in panchina, Gabriel Omar Batistuta gravemente infortunato, davanti una caporetto d'attaccanti. Cosa fece Edmundo? Prese e tornò in Brasile, per la saudade. Per il Carnevale, con somma furia di Vittorio Cecchi Gori. C'è, però, anche la versione dell'Animale. "In quel periodo la Fiorentina era in ritardo con il pagamento degli stipendi. E nel contratto c’era sempre la clausola per tornare in Brasile a Carnevale e ne approfittai per chiedere gli stipendi arretrati. Arrivò la partita in casa contro il Milan. Eravamo primi in classifica: quel giorno, Oliveira si infortunò, poi si infortunò anche Batistuta e la riserva Esposito entrò e si fece espellere. Arrivò il lunedì e non mi pagavano. Cosa feci allora? Presi un aereo e tornai in Brasile. Che accadde? La domenica seguente, era Carnevale, la Fiorentina giocò contro l’Udinese e perse. In attacco dovette giocare il terzino sinistro, Michele Serena. Il Milan vinse in casa e ci superò, mi diedero la colpa di tutto. Dicono che fu a causa del Carnevale, così tornai. La partita successiva la vinsi praticamente da solo contro l’Empoli ma il Milan non perse più e vinse il campionato. Ah, non mi pagarono comunque. Per avere i soldi dovetti andare in tribunale”.

Napoli, la sua Rio Dopo un anno e mezzo finisce, con pochi applausi, la sua carriera fiorentina. Torna in Brasile, con Vasco da Game e Santos, poi torna in Italia. Ci prova al Napoli perché, dice Edmundo, "mi ricorda la mia Rio". La sua esperienza dura pochissimo. Sei mesi, una retrocessione, un 'vaffa' a Mondonico dopo una sostituzione e quattro reti segnate. Così vola in Giappone, al Tokyo Verdi, poi in patria a Fluminense, Figueirense e Palmeiras. Termina la carriera sempre in Brasile, nel suo Vasco da Gama, a 38 anni, da capocannoniere della Copa do Brasil. E proprio con quella maglia si ritirerà, quella per cui dirà poi di voler un giorno fare il presidente. "Ma non ora, non ancora". Era il 2008, quando l'Animale appendeva le scarpette al chiodo. Uno che dalla vita non s'è fatto mai scappare e sfuggire niente, anima tormentata delle favelas. Che però non ha mai perso il sorriso.

Chi era, davvero, Edmundo? Al contrario di quel che si possa pensare, O'Animal non è un soprannome dispregiativo. Glielo dette, ai tempi del Palmeiras, il radiocronista Osmar Santos. Letteralmente significa "giocatore dalla forza bestiale". In gioventù invece era Dinho, ma mica per quello VERO, che verrà dopo. Era il diminutivo di Edmundinho, perché l'Animale dalla forza brutale di Niteroi era gigante nel talento ma tutt'altro che energumeno nei muscoli. Non era un rissaiolo, tanto che durante un'amichevole tra Fiorentina e Rondinella, non c'è da sottolinearlo, al suo arrivo a Firenze era lui l'osservato speciale. Bene. Le cronache narrano di un Edmundo sbigottito, mentre si prendevano a pugni un noto cronista ed un dirigente viola per, come dire, una lieve diversità di vedute. Edmundo ha perso il fratello giovanissimo, per problemi con la droga, trovato in un bagagliaio con un sacco di piombo in corpo. "Non era uno spacciatore, era solo un fruitore. Io lo andavo a cercare, lo aiutavo a farsi una doccia, per ridurre gli effetti della cocaina. Piangevo tutti i giorni, ma ricominciava continuamente. Così dissi ai miei. "Piangerò solo un'altra volta, per lui, quando morirà". Luizinho cambiò, o almeno così sembrò. Per due tre anni smise, sposato, con un lavoro. Poi, un giorno, lo ritrovarono nel bagagliaio di un'auto. "Dissero che poteva essere un problema di debiti arretrati, ma non mi interessa niente". Anima tormentata, vita difficile, quella di Edmundo. Dal primo giorno della sua vita, da quel 2 aprile 1971.

C'era la neve Edmundo, quel giorno, aveva gli occhi di un bambino. La bocca aperta, di un bambino. E l'indice puntato, verso quella bianca distesa fuori dal finestrino. "Scusate, ma quella è cosa immagino io?". Sì, non aveva mai visto la neve. Ben più di due decadi di vita vissute, Edmundo non aveva mai visto la neve. Figlio di un barbiere, Reinaldo, e di una lavandaia, Firle, Edmundo non aveva mai visto la neve. Ha dato da bere alcolici ad una scimmia per la festa del figlio "ma no, era solo guaranà", si giustificherà lui. Ha fatto un'intervista a Playboy Brasil che lo ritraeva abbracciato ad un orsacchiotto di peluche intitolata "o animal precisa di carinho", l'Animale ha bisogno d'affetto. Dice d'aver segnato il più bel gol della sua vita nel prologo, da piccolossimo, di Vasco-Botafogo. "Ricevo la palla dal calcio d’angolo, dribblo quattro giocatori del Botafogo, poi il portiere e la metto dentro. Al 45’ del secondo tempo, nel Maracanà pieno". A undici anni. Girava nudo per il ritiro, racconta di aver fatto l'amore, per la prima volta, con una cugina di nome Saionara, che già il nome è tutto un programma. Ma non aveva mai visto la neve, prima di quel viaggio tra Torino e Firenze, prima di firmare con la Fiorentina. Incorreggibile, ed eterno, istinto animale.
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