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Il Milan cavia del protocollo Var. Addio scudetto: adesso fateci vedere qualcosa di diversoTUTTO mercato WEB
Oggi alle 00:00Editoriale
di Pietro Mazzara
per Milannews.it

Il Milan cavia del protocollo Var. Addio scudetto: adesso fateci vedere qualcosa di diverso

Ci risiamo? Ci risiamo. Anche ieri contro il Parma è arrivato l’ennesimo episodio arbitrale dove è stato il Var a intervenire in una zona di competenza che dovrebbe essere solo dell’arbitro. Quello di Piccinini era stato un fischio legittimo nella sua discrezionalità, prevista dal protocollo. Perché non si tratta di chiaro ed evidente errore. Tutti i massimi esperti di questioni arbitrali, da Calvarese a Marelli passando per Cesari, hanno confermato che il Var non doveva intervenire. Il risultato è che per la medesima situazione, il Milan ha perso due punti con il Sassuolo (gol annullato a Pulisic) e ha perso la partita con il Parma, che magari non avrebbe vinto, ma così non va bene. Perché anche il contatto tra il portiere giallo-blu e Loftus-Cheek (oggi l’operazione alla mandibola), rivisto lascia più di un sospetto.

Il Milan ha perso con il Parma, secondo un canovaccio che sembrava scritto e che era stato solo rimandato in più di un’occasione. Perde perché non ha una fase offensiva efficace, nei singoli e soprattutto nel collettivo. Eppure, le scelte iniziali di Max Allegri erano volte ad una partita d’attacco, con Loftus-Cheek e Rabiot come mezzali d’assalto e con il ritorno della coppia formata da Pulisic e Leao davanti. Ma poi ci si scontra con la realtà dei fatti e nonostante una fase di schiacciamento del Parma verso la porta di Corvi, la sensazione è che ci fosse comunque della difficoltà nell’arrivare a creare densità pericolosa dentro l’area di rigore. Il 3-5-2 richiede delle punte vere ed è giusto guardare in casa Inter, che da anni gioca con questo sistema, per capire cosa serve davvero per giocare con questo modulo. Pulisic e Leao sono due esterni d’attacco che hanno firmato il patto di sangue con l’allenatore e con i compagni, sacrificando la loro natura sull’altare del cambiamento tattico. Ma quando poi c’è da esser cattivi e presenti, in area non hanno quelle caratteristiche tipiche dei centravanti.

Pochi giorni fa avevamo analizzato il problema della fase offensiva del Milan e anche ieri, al netto del colpo di sfiga di Leao che prende il palo interno con il pallone che poi esce dallo specchio della porta, si è vista una ricerca lenta e perimetrale dello spostamento degli avversari. Ma il ritmo delle giocate non è stato così veloce per creare quel cortocircuito utile a smarcare gli attaccanti milanisti. E allora si torna indietro, a manovrare ancora in maniera prevedibile e con velocità ridotta. Risultato? La difesa avversaria si chiude, legge gli spostamenti in maniera più facile e prende quasi tutti i cross che arrivano dalle fasce, spesso effettuati in situazione statica e, di conseguenza, più leggibili a livello di posizionamento. Adesso che lo scudetto è definitivamente andato, è lecito aspettarsi un po’ più di aggressività offensiva e, chissà, magari anche un cambio di sistema di gioco che possa prevedere le tre punte, che non devono essere solo la mossa della disperazione (tardiva) per recuperare il risultato. E i mugugni che si sono sentiti anche ieri a San Siro e che si erano già sentiti con il Como, sono un segnale da non lasciare inevaso.