Austria, quale futuro? Rangnick: "Se non emergono giocatori con doppio passaporto..."
Dopo l’eliminazione dell’Austria ai sedicesimi di finale del Mondiale 2026 contro la Spagna, il dibattito si è acceso attorno al reale valore della nazionale di Ralf Rangnick e alle prospettive future del progetto.
La selezione austriaca aveva chiuso la fase a gironi al secondo posto, guadagnandosi l’accesso alla fase a eliminazione diretta dopo 28 anni di assenza dal Mondiale. Un traguardo accolto con entusiasmo, soprattutto grazie a momenti iconici come il gol allo scadere di Sasa Kalajdzic contro l’Algeria, considerato da molti uno dei simboli del torneo. Ci sono stati però da subito dubbi sulla reale consistenza della squadra: l’ex tecnico Dominik Thalhammer ha messo in discussione l’efficacia del pressing austriaco e la solidità difensiva, sottolineando come episodi chiave, come il gol subito nel finale contro l’Algeria, possano essere letti anche in chiave tattica avversaria. Più in generale, è stata criticata la perdita di identità della cosiddetta "pressing machine" austriaca, incapace in alcune fasi di mantenere intensità e controllo.
Ralf Rangnick ha però respinto le critiche, difendendo il percorso della sua squadra: "Credo che in diversi momenti del torneo abbiamo mostrato ciò che siamo capaci di fare. Non è giusto ridurre questa squadra al solo pressing". Il tecnico ha comunque ammesso che la sconfitta contro la Spagna è stata netta, pur provando a sottolineare alcune situazioni di gioco favorevoli non concretizzate. Più riflessivo il bilancio complessivo del CT, che in passato aveva sempre mostrato standard più severi: oggi, invece, il focus sembra essere stato maggiormente posto sull’obiettivo minimo raggiunto piuttosto che sulla prestazione in sé. Sul futuro, il tema principale riguarda il ricambio generazionale. Mentre la dirigenza federale austriaca si mostra ottimista sull’emergere di nuovi talenti, Rangnick appare più cauto: "Se non emergono nuovi giocatori con passaporto o radici austriache, continueremo con lo stesso gruppo. Nelle selezioni giovanili non vedo profili pronti a breve termine".
Una visione meno incoraggiante che apre interrogativi sulla continuità del progetto tecnico e sulla capacità dell’Austria di rinnovarsi dopo una generazione che ha riportato la nazionale sulla scena mondiale






