Zazzaroni contro i Mondiali: "Li ho detestati. Bello li vinca la Spagna del governo anti-Trump"
La Spagna ha conquistato il Mondiale battendo 1-0 l'Argentina grazie al gol di Ferran Torres al 106', ma per Ivan Zazzaroni il torneo resta un'esperienza da dimenticare. Nel suo editoriale sul Corriere dello Sport, il direttore ripercorre sessant'anni di ricordi legati alla Coppa del Mondo, da Italia-Corea del Nord del 1966 fino all'edizione statunitense. Il giudizio è netto: "Per la prima volta in sessant'anni ho detestato il Mondiale di calcio". Zazzaroni racconta di non aver scritto una riga sulle 104 partite, salvo intervenire sul "disastro politico" che ha accompagnato la competizione.
"Il giocattolo privato di Infantino e Trump"
L'editoriale attacca frontalmente l'organizzazione, definita "la coppa dell'arroganza, delle regole cambiate in corsa, dei rigori non dati e dei cartellini tolti per regio decreto". Per Zazzaroni, il Mondiale è diventato "il giocattolo privato di Infantino e Trump", capace di ottenere servilismo e conformismo. Durissime anche le parole sul pubblico, trasformato in "numero, merce, possibilmente muta", e sulla deriva di un calcio che "allontana le persone, sacrifica il gioco e ne trasforma la natura".
La Spagna come rivincita simbolica
Il finale è affidato a una nota politica e simbolica. "Di Usa 2026 non mi resta nulla: non un'emozione, un'esultanza, un sorriso. Una cosa resta, la nausea", scrive Zazzaroni, denunciando anche l'esclusione dalla finale dell'inviato Filippo Maria Ricci. Poi la chiosa: "Il Dio del calcio s'è voluto comunque vendicare consegnando la coppa alla Spagna di Pedro Sánchez", indicato come il governo europeo che più volte ha sfidato l'arroganza di Donald Trump.






