Inter: Luis Henrique chiarisce il metodo-Chivu. Milan: l’operazione scudetto passa dal suo gioiello. Juve: lo sgarro a Spalletti. Roma: applausi alla dirigenza. E su Napoli-Como…
Editoriale olimpico. Sapete per cosa si differenza dagli altri editoriali? Da niente, solite boiate. E comunque “Benvenuti dallo stadio Olimpico” (cit.). Via.
Tutti gli allenatori dicono “Questo non è più calcio”. Quasi tutti. Una settimana lo dice uno, quell’altra lo dice l’altro. Sapete quando lo dicono? Esatto: quando la prendono in saccoccia. Se invece l’inghippo di campo va a loro favore… allora il calcio va bene così. E tutti zitti. E vabbé…
Chi non si lagna mai? Allegri. Lo diciamo sempre, è vero, ma è un merito e va ribadito. Ha un altro merito costui, aver acchiappato l’ultimo giorno del mercato uno dei 5 giocatori più forti e impattanti della Serie A, che di nome fa Adrien e di cognome fa Rabiot. Centrocampista sontuoso e vera arma-scudetto nelle mani del sciur Max. Sì, scudetto: il Milan ci crede e fa benissimo, anche se nessuno (Max mica è fesso) lo dirà mai. Ecco la vera differenza con la Juve di due anni fa: là Allegri si lasciò andare a qualche battuta di troppo e non andò benissimo, questa volta ha scelto il basso profilo perché sa di avere molte più possibilità. La partita decisiva? Il derby, ovvio.
E a proposito di derby, arriva quello “d’Italia” che ha valore enorme per motivi che nemmeno andrebbero spiegati. L’Inter ha una necessità che è quasi un obbligo: tornare a vincere una partita con una tra Juve, Milan e Napoli. Non accade dal 22 aprile 2024, giorno della seconda stella. È l’unico neo di una squadra che per il resto viaggia alla grandissima. Inutile snocciolare i dati, ben li conoscete, ma giusto spendere una parola per un ragazzotto maltrattato per mesi e simbolo della gestione-Chivu. Si chiama Luis Henrique, è stato massacrato dalla stampa anche oltre i suoi demeriti (che ci sono stati, sia chiaro), ma sempre difeso dal suo tecnico che ne ha premiato le doti di applicazione e “pulizia” in conduzione. Bastano le ultime partite per giustificare una spesa da 25 milioni? Certo che no, serve molto di più, ma laddove tanti allenatori avrebbero gettato la spugna (c’è chi butta nell’umido giocatori da 40 milioni dopo pochi mesi), Chivu ha capito che bastava attendere e “lavorarci su”. Ovvero il compito di qualunque bravo allenatore, soprattutto nell’era in cui grano da buttare davvero non ce n’è.
Ma è derby fondamentale anche per la Juve, reduce da un paio d’inciampi non banali: il ko in Coppa Italia, il pareggio con la Lazio. In entrambi i casi l’amarezza è doppia perché figlia di prestazioni affatto negative. E qui viene a galla il mancato arrivo del “9”, ovvero l’unica richiesta di mister Spalletti. La Juve gioca buon calcio, crea moltissimo e concretizza meno, mister Luciano andava accontentato. “Ma quello di gennaio non è un mercato facile”. Ed è vero, ma nemmeno impossibile. E infatti c’è chi è riuscito a fare il colpaccio (continua sotto).
Ecco, consentiteci due parole sul signor Massara, dirigente giallorosso. Mister Gasperini lo ha punzecchiato che di più non si può, ma la verità è che a gennaio ha fatto molto bene il suo dovere, anche solo per aver preso – tra gli altri – l’olandese volante, il sciur Malen, uno che in una manciata di partite ha già fatto capire di essere uno che sa-come-si-fa. “Lo ha visto Gasp” dicono i più, ma un conto è “vederlo” altra cosa è “portarlo a casa”. La Roma (intesa come società e managment) ci è riuscita con prontezza e grano sonante: merita applausi, non borbottii.
Buffon dice così: "Io penso che Pio Esposito arriverà un gradino sopra a tutto quello che voi possiate pensare. Ho avuto la fortuna di stare con lui, vederlo muoversi in campo e fuori. È un professionista con un'umiltà, una determinazione, una voglia di apprendere e un entusiasmo che ho visto a pochi. Vi sorprenderà. Ci porta al Mondiale? Beh certo, non abbiamo dubbi, è l'unica certezza che abbiamo”. Gigi, ti si vuole ben, però, sai com’è… meglio darsi una grattatina…
Rapida chiusura su Napoli-Como di Coppa Italia:
1. Complimenti al Como, squadra stra-organizzata e costruita più con le idee che con i soldi. E di soldi ne ha spesi (ma benissimo).
2. Dopo un mercato importante, il 30° posto su 36 in Champions e 9 punti dalla vetta in campionato, Conte esce anche dalla Coppa Italia. Le assenze, il calendario, gli arbitri, la pioggia, la lotteria dei rigori: le attenuanti sono tante, ma è possibile che abbia qualche responsabilità anche lui.
E forza azzurri, che il Medagliere è una bellezza.
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