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Malotti: "Cosmi in C dopo 25 anni? Fare l’allenatore è come andare in bicicletta"
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Intervenuto ai microfoni di TMW Radio, mister Roberto Malotti ha analizzato i temi più caldi della Serie C: dalla scelta della Salernitana di affidarsi a Serse Cosmi, al campionato in corso, fino alla tecnologia e al suo futuro in panchina.
Mister, parto dall’argomento più caldo della Serie C: la nomina di Serse Cosmi sulla panchina della Salernitana al posto di Giuseppe Raffaele. L’ultima volta che Cosmi ha allenato in C era la stagione 1999-2000 con l’Arezzo. Quanto può pesare una lontananza di oltre 25 anni dalla categoria?
“Fare l’allenatore è come andare in bicicletta, non si dimentica. Tutto dipenderà dagli stimoli che una persona ha dentro e che poi riesce a trasmettere all’ambiente. Non conosco le scelte di Cosmi né il motivo per cui sia rimasto lontano dalla categoria per tanti anni, ma se avrà gli stimoli giusti e quella voglia che deve animare un allenatore, allora può essere la persona giusta. È un tecnico di grande personalità, con le sue particolarità, positive e negative, ma sicuramente è un allenatore di impatto. Molto dipenderà dalla fame che avrà dentro”.
Le piace la Serie C di questa stagione? Siamo a meno dieci giornate dalla fine e in testa ai tre gironi ci sono Vicenza, Arezzo e Benevento. Che livello sta vedendo?
“Seguo soprattutto quei tre gironi: quello del Vicenza, quello dell’Arezzo che mi appartiene di più, e quello del Benevento dove ci sono giocatori che ho allenato. La differenza tra le squadre attrezzate per vincere e quelle che fanno fatica è evidente. Il livello è buono, ma può migliorare. In alcune situazioni la Serie C rischia di essere un po’ un cimitero d’elefanti: servirebbe rinnovare qualcosa. Ci sono giovani e allenatori interessanti, il campionato può crescere”.
A proposito di allenatori giovani: la Serie C deve essere palestra anche per loro?
“Credo che un allenatore bravo debba dimostrarlo in più piazze. Quando uno fa bene solo in una realtà, serve tempo per giudicarlo. Faccio un esempio: a Piancastagnaio, alla Pianese, tutti fanno bene, poi però bisogna confermarsi altrove. Vale anche a livelli più alti. Mi piace valutare un tecnico quando riesce a ripetersi. Detto questo, si vedono allenatori che provano a portare una propria identità, e a volte questo si nota più in Serie C che in categorie superiori, dove spesso sono i giocatori a dettare l’identità. Per dare giudizi definitivi, però, serve tempo”.
Chi sta facendo benissimo è Fabio Gallo: tra Entella e Vicenza ha infilato 58 risultati utili consecutivi in campionato, eguagliando – pur con le dovute proporzioni – la striscia di Fabio Capello al Milan tra il 1991 e il 1993. Quanto è difficile ottenere una serie del genere, per di più cambiando squadra?
“Quando un allenatore riesce a fare bene in più piazze significa che ha qualcosa da trasmettere. Certo, conta anche la rosa a disposizione, ma se ti ripeti in contesti diversi vuol dire che hai qualità, tecniche, tattiche o caratteriali. Io ho la fortuna di conoscerlo personalmente e sicuramente ha qualcosa da apportare. I risultati non arrivano mai per caso: tutti vogliono vincere, ma pochi ci riescono con continuità. E alla fine sono sempre i risultati a definire chi sei. Credo che la maturità vera di un allenatore arrivi dai 45 anni in su, perché oltre all’entusiasmo accumuli l’esperienza giusta. Gallo è nell’età migliore della carriera e penso possa dire la sua anche in categorie diverse”.
Capitolo tecnologia: l’FVS è sbarcato in via sperimentale in Serie C. Dopo 28 giornate, è convinto oppure no?
“A metà. Da una parte è giusto che il calcio vada avanti. Dall’altra, come per il VAR, ci sono aspetti che mi convincono e altri che mi fanno pensare che non tutto ciò che si faceva prima fosse sbagliato. Alcune cose andrebbero conservate. Le rispondo 50 e 50”.
Ultima domanda: quando la rivedremo in panchina?
“Quest’anno ho dovuto rifiutare anche piazze importanti di Serie D per motivi lavorativi. Sto seguendo uno sviluppo professionale molto impegnativo che mi tiene lontano dal campo. Probabilmente qualcosa ho sbagliato, perché dentro di me ci sarebbe più volontà di stare su un campo che altrove. In questo momento mi manca qualcosa, la mia vita è più povera di emozioni. Però sono entrato in un ingranaggio che mi frena e mi porta lontano dal calcio. Spero almeno dal prossimo anno di poter accettare una situazione che mi permetta di esprimere quello che sento ancora dentro”.
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