La mossa audace di Raffaele che potrebbe mandare in tilt gli avversari
La Salernitana vince ma non convince. A Caravaggio i granata battono 1-0 l'Atalanta U23, ma è un brodino insipido, privo di sale e sapore, che conquista i tre punti ma che tradisce un'identità di gioco ancora tutta da costruire.
Il paradosso è lampante: la Salernitana gioca praticamente tutta la partita in superiorità numerica, dall'8' minuto quando l'arbitro Lovison espelle Cissè per una reazione su Matino. Al 77' gli avversari rimangono addirittura in nove per l'espulsione di Bonanomi. Eppure, la formazione granata non riesce a schiacciare un'Atalanta U23 decimata e combattiva, rimasta anche senza allenatore in panchina per l'espulsione di Bocchetti al 6'.
Ottanta minuti in undici contro dieci (e venti contro nove) senza idee
Le cronache raccontano di una Salernitana che nel primo tempo, contro una squadra ridotta a dieci uomini, ha creato una sola vera occasione con De Boer al 33'. Il resto? Manovra lenta, prevedibile, con una quantità imbarazzante di cross sbagliati. Un possesso palla sterile, che ha fatto apparire Ferrari completamente annullato dalla difesa orobica.
I calciatori granata sembrano improvvisare ogni volta che ricevono la sfera tra i piedi, incapaci di sviluppare trame offensive organizzate. Cross telegrafati, movimenti senza costrutto, attacchi prevedibili che si infrangono contro la resistenza difensiva di un'Under 23 ridotta all'osso.
L'assenza di un gioco riconoscibile
Il confronto con le altre squadre del girone è impietoso. Anche le formazioni che occupano le ultime posizioni della classifica mostrano schemi di gioco chiari, movimenti codificati, una filosofia tattica riconoscibile. La Salernitana, invece, naviga a vista. L'allenatore Raffaele, che a fine gara ha dichiarato di aver "sempre avuto il pallino del gioco" e di essere stato "molto ordinati", sembra vivere in un'altra dimensione rispetto a quanto mostrato sul campo.
Ordinati? La squadra ha faticato tremendamente a creare occasioni nitide. Al minuto 80', Achik ha sprecato clamorosamente una chance in doppia superiorità numerica. Nel recupero, Vismara ha dovuto salvare l'Atalanta U23 su Di Vico. Questi episodi testimoniano non la qualità del gioco granata, ma solo rare azioni individuali in assenza di un'identità collettiva capace di trasformare il dominio numerico in dominio effettivo.
La strategia del caos?
A questo punto, viene spontaneo un dubbio: forse il mister Raffaele sta perseguendo una strategia che sfugge ai più: disorientare completamente gli avversari con un gioco così imprevedibile e improvvisato da rendere impossibile qualsiasi preparazione preventiva. Come possono le squadre rivali studiare le mosse della Salernitana se nemmeno i giocatori granata sanno cosa faranno con il pallone tra i piedi?
Una tattica rivoluzionaria, senza dubbio: l'arte del caos organizzato. In fondo, se non esiste un sistema di gioco riconoscibile, come potranno gli avversari preparare contromisure? La mossa geniale della panchina granata potrebbe aver scoperto l'arma definitiva del calcio moderno: l'assoluta imprevedibilità derivante dall'assenza totale di schemi.
Una mossa audace, per certi versi anche coraggiosa. Peccato che, nel frattempo, i tifosi debbano sorbirsi questo brodino insipido che lascia l'amaro in bocca anche quando porta a casa i tre punti.






