Salernitana sotto accusa, resa mentale prima di quella aritmetica
Il dubbio aleggia pesante e non può più essere ignorato: la Salernitana ha già mollato spostato la testa sui playoff? È una domanda scomoda, quasi una provocazione, ma i segnali che arrivano dal campo autorizzano più di una riflessione. Perché se è vero che la corsa al primo posto si è complicata giornata dopo giornata, è altrettanto vero che l’atteggiamento mostrato nelle ultime uscite va oltre il semplice calo fisico o tecnico.
La squadra sembra giocare con il freno a mano tirato, senza quella ferocia agonistica che aveva caratterizzato l’avvio di stagione. Manca rabbia, manca urgenza, manca soprattutto la sensazione di una squadra che scende in campo con l’obbligo morale di vincere. E allora il sospetto prende forma: l’obiettivo promozione diretta è stato, di fatto, accantonato già da qualche settimana? Si sta già ragionando in ottica playoff, quasi come se fossero un approdo naturale e non un percorso pieno di incognite?
Il problema è che i playoff non sono una scorciatoia, né tantomeno una garanzia. Servono intensità, continuità, fame. Tutte componenti che oggi la Salernitana fatica a mettere insieme. Rinunciare mentalmente alla vetta significa abbassare l’asticella, accettare prestazioni opache, normalizzare sconfitte che dovrebbero invece far rumore. Se davvero la testa è già proiettata a maggio, allora qualcuno lo dica chiaramente. Perché Salerno merita verità, non alibi. E perché continuare così significa rischiare di arrivare ai playoff scarichi, prevedibili e senza convinzione. Il tempo per invertire la rotta c’è ancora, ma serve una presa di coscienza immediata. Altrimenti la sensazione è che la resa, prima ancora che in classifica, sia già avvenuta nella testa.






