Il doppio centravanti salva Tedesco: Piccoli e Dovbyk insieme sarebbe una soluzione?
Domenico Tedesco lo aveva detto alla vigilia, senza troppi giri di parole: il Bologna è stato costruito per giocare a quattro e i suoi giocatori si sentono più confidenti con questo sistema. Il 3-5-2, dunque, non era un’opzione presa in considerazione. Poi, però, è arrivata la partita con il Sassuolo. E insieme alla rimonta rossoblù, completata dai gol di Roberto Piccoli e Artem Dovbyk, è nata quasi spontaneamente una domanda: e se, almeno in determinate situazioni, il Bologna provasse davvero a giocare con due punte?
Sia chiaro: quella vista ieri non era una difesa a tre. Il Bologna è rimasto schierato con quattro uomini dietro, ma nella fase offensiva la squadra si è trasformata in qualcosa di molto simile a un 4-2-2-2. Ferguson e Moro hanno formato la coppia in mediana, mentre Libra e Bernardeschi hanno occupato zone più interne del campo, lontani dalla posizione larga che ci si aspetterebbe da un classico 4-3-3. Davanti, invece, Piccoli e Dovbyk hanno condiviso il campo. Ed è proprio qui che nasce la provocazione.
Due punte, due gol e un’idea da non scartare
Piccoli e Dovbyk insieme hanno dato al Bologna una presenza offensiva diversa. Non necessariamente migliore in assoluto, ma certamente differente. Il primo ha portato aggressività, attacco della profondità e capacità di muovere la difesa; il secondo ha messo sul tavolo struttura fisica, presenza dentro l’area e qualità nel finalizzare.
Il problema, finora, è stato anche quello di doverli alternare. Con un solo posto da centravanti, inevitabilmente uno dei due deve partire dalla panchina. Il 3-5-2 permetterebbe invece di averli contemporaneamente sul terreno di gioco, senza dover necessariamente rinunciare all’equilibrio della squadra.
Non significa che il Bologna debba cambiare pelle dall’oggi al domani. Significa semplicemente che la soluzione intravista ieri potrebbe diventare un’arma da utilizzare quando una partita lo richiede.
Una difesa che potrebbe valorizzare Theate
Paradossalmente, il passaggio a tre potrebbe persino valorizzare alcuni giocatori della rosa.
Arthur Theate, ad esempio, tornerebbe a ricoprire quella posizione di braccetto sinistro nella quale si è già espresso al meglio. Al centro potrebbe agire Heggem, mentre per completare il reparto ci sarebbe concorrenza tra Helland, Vitik e Casale, a seconda dell’avversario e dello stato di forma.
Una difesa a tre permetterebbe inoltre agli esterni di essere più liberi. Ed è qui che entrerebbero in gioco Holm e Zortea: due giocatori che conoscono bene il ruolo di quinto e che in passato, rispettivamente con Atalanta e Cagliari, hanno dimostrato di poter diventare particolarmente pericolosi quando hanno campo davanti e meno responsabilità difensive alle spalle.
Il Bologna, insomma, potrebbe trasformare quella che sulla carta sembra una rinuncia a un uomo offensivo in una maggiore libertà per gli esterni.
Più uomini in mezzo: il filtro che manca
C’è poi un altro aspetto, forse ancora più interessante: il centrocampo.
Da quando è partito Freuler, il Bologna ha perso un elemento fondamentale per equilibrio e capacità di schermare la difesa. Un 3-5-2 consentirebbe di aumentare la densità nella zona centrale, con Moro davanti alla difesa e due mezzali chiamate ad accompagnare entrambe le fasi. Le alternative non mancherebbero: Pobega, Ferguson, Libra, Amondarain e Odgaard potrebbero giocarsi le due maglie a seconda delle caratteristiche della partita, delle condizioni fisiche e del momento di forma.
E proprio Libra, ieri all’esordio, ha lasciato intravedere qualità che potrebbero tornare particolarmente utili in un sistema nel quale avrebbe più possibilità di muoversi tra le linee e inserirsi.
Il prezzo da pagare: Bernardeschi, Orsolini e Cambiaghi
Naturalmente, se questa è una provocazione, è perché presenta anche un problema evidente. Il 3-5-2 obbligherebbe Tedesco a rinunciare, almeno dal primo minuto, a una parte consistente della qualità offensiva presente in rosa.
Bernardeschi, Orsolini e Cambiaghi sono giocatori abituati a partire larghi e ad attaccare dall’esterno. Lo stesso Mbangula, ancora in fase di rodaggio, appartiene a quella categoria di calciatori che il Bologna ha preso per aggiungere imprevedibilità nell’uno contro uno.
Con un 3-5-2, uno dei principali interrogativi sarebbe proprio questo: come trovare spazio a tutti? Perché il rischio è quello di costruire un sistema che valorizzi Dovbyk, Piccoli, i quinti e il centrocampo, ma che finisca per penalizzare i giocatori di maggiore talento offensivo della rosa. E non è un dettaglio. Non un nuovo modulo, ma un’arma in più
Per questo il 3-5-2 difficilmente può diventare oggi il sistema di riferimento del Bologna. La squadra è stata costruita pensando alla difesa a quattro, Tedesco stesso ha spiegato che i giocatori si sentono più a loro agio in questo modo e cambiare struttura significherebbe inevitabilmente ridisegnare gerarchie e compiti.
Ma ieri, nel momento in cui il Bologna aveva bisogno di recuperare la partita, la squadra ha trovato una soluzione con due attaccanti e ha finito per riacciuffare il Sassuolo proprio con i gol di Piccoli e Dovbyk. Forse è soltanto una coincidenza. O forse è un piccolo indizio. Anche perché, in prospettiva, avere due centravanti contemporaneamente in campo potrebbe rappresentare una risorsa preziosa. E all’occorrenza permetterebbe di coinvolgere anche Jay Enem, rimasto in rosa dopo il mercato e quindi ancora disponibile come ulteriore alternativa offensiva.
Tedesco ha dichiarato che il Bologna non è costruito per giocare a tre. Ed è probabilmente vero. Ma nessuno vieta che una squadra costruita per giocare a quattro possa, in determinate partite, scegliere di giocare a tre. Non sarebbe una rivoluzione. Sarebbe un’arma tattica in più.






