“Ci riproveremo”. Ma l’Inter era una last dance: età alta e mezza squadra in bilico
Partiamo da un presupposto. Quella dell'Inter, anche se non coronata dalla vittoria della Champions League, è una piccola grande impresa. I nerazzurri hanno giocato alla pari con una formazione che insegue da un decennio il trionfo continentale, che è costata tre volte tanto la rosa a disposizione di Simone Inzaghi, che elude sistematicamente da anni le regole del fair play finanziario per pompare soldi in cambio di visibilità internazionale. Chi aveva tirato fuori il pallottoliere l'ha lasciato inutilizzato, l'amarezza di Lautaro&Co non può far passare in secondo piano una partita che nessuno, tranne forse lo stesso tecnico piacentino e (dice lui) Pep, immaginava disputata in questi termini. Insomma: ci sono solo i complimenti da fare, in casa Inter c'è solo da essere orgogliosi. Inzaghi ha incartato Guardiola: quanti altri allenatori in giro per il mondo possono vantare una roba del genere?
"Ci riproveremo". L'ha detto Inzaghi, mirando a bissare l'epopea anche in futuro. Pure su questo secondo aspetto, va dato atto a Simone di averci visto lungo: l'anno scorso ha puntato su Anfield, forse sacrificando uno scudetto, perché immaginava un futuro europeo per il suo gruppo, di uomini e di giocatori. Assaporato l'impensabile, l'Inter tutta - lo stesso concetto l'ha espresso, per esempio, Onana - si immagina di nuovo lì a correre per tagliare il traguardo più ambito d'Europa. È fisiologico, a maggior ragione se hai messo alle strette la squadra che tutti dipingevano imbattile.
Ma era una last dance. Altro piccolo chiarimento: nessuno sostiene che l'Inter non possa tentare di nuovo l'impresa, quella completa. Però c'è da fare i conti con la realtà dei fatti, almeno allo stato attuale. Paradossalmente, l'unico vero giovane è proprio Inzaghi, che dagli ottavi in poi ha affrontato solo avversari più esperti di lui, che pure non è un giovanotto in erba ma un tecnico ormai assurto al livello di grande allenatore continentale. Quanto ai giocatori, il quadro è un po' diverso: ieri sera, l'Inter ha schierato ben sei ultratrentenni. Gli altri, con le eccezioni di Bastoni e Bellanova, erano tutti più vicini ai trenta che ai vent'anni. Tre delle dieci formazioni più anziane viste in questa Champions sono a tinte nerazzurre. Ancora: soltanto Atlético Madrid e Siviglia - entrambe a fine ciclo - "vantano" una squadra con un'età media più alta di quella dell'Inter. Non è stato un mix di giovani ed esperti a portare Inzaghi a Istanbul, ma una last dance collettiva di ottimi giocatori che puntavano a coronare con un'exploit europeo le proprie carriere. Alcuni dei quali potrebbero non esserci l'anno prossimo.
Squadra da sistemare. E ancora, intendiamoci: non è mica tutto da buttare, anzi. Però torniamo alla mera cronaca: Skriniar e Gagliardini saluteranno. De Vrij dovrebbe rinnovare, Dzeko e D'Ambrosio sono, per motivi diversi, nel limbo così come Handanovic e Cordaz. Lukaku a oggi tornerà al Chelsea dopo lo scadere del suo prestito, persino Acerbi non può dirsi sicuro, mentre Bellanova dovrebbe essere riscattato ma il condizionale per ora è d'obbligo. Sono dieci giocatori su ventitré: non proprio pochissimi, e non abbiamo considerato le potenziali cessioni. Almeno uno, se non due, tra lo stesso Onana, Brozovic e Dumfries dovrebbero partire. Sirene per Lautaro, Barella e Bastoni permettendo. Ci riproverà? Forse sì, ma non sarà la stessa squadra.






