Diario da Riyadh: Mazzarri e i rinforzi da studiare, Inzaghi sente parlare di ippica
Il sole tramonta presto, nel deserto di Riyadh, sul pallone ufficiale della Supercoppa italiana. Il sabato è di scarico, un po' per tutti, in attesa che la finale della competizione entri nel vivo. Napoli e Inter lavorano, ognuna a modo, programmano e studiano la sfida di lunedì sera. Chi fa da contorno a giocatori, allenatori, staff e dirigente, s'immerge nei colori e nelle contraddizioni di una terra che ha una Vision, 2030, e tantissima strada da percorrere per arrivarci. In Arabia Saudita lo skyline lo dettano i grattacieli, i centri commerciali iper moderni, gli stradoni caratteristici delle grandi città del ricco Medio Oriente. Dove la benzina costa meno dell'acqua e allora via sgasare, mentre sulla costa del Mar Rosso si costruisce The Line, la futuristica città da 170 km di lunghezza per 200 metri di larghezza, in cui le auto saranno bandite e tutti i servizi a cinque minuti a piedi. È qui che Walter Mazzarri e Simone Inzaghi - in foto di repertorio - studiano come battersi e portarsi a coppa una Supercoppa che sarebbe speciale per entrambi: il toscano chiuderebbe un cerchio col 2012, il piacentino supererebbe Capello e Lippi nell'albo d'oro.
Il Napoli accoglie i rinforzi. Ma sono veri rinforzi? È una domanda che qualcuno, nel club azzurro, si è posto. Sono arrivati, su questo pochi dubbi: nella giornata di ieri, sono infatti atterrati a Riyadh sia Hamed Junior Traoré che Cyril Ngonge, secondo e terzo acquisto di Aurelio De Laurentiis in questo mercato di gennaio scoppiettante soprattutto per i campioni d'Italia. Il primo non gioca una partita dal 20 novembre, in una stagione nella quale il campo l'aveva visto poco già prima: la malaria è alle spalle, ma è utopistico pensare che sia pronto a stretto giro di posta. Il secondo prende numericamente il posto di Zerbin, proprio quando il 25enne sembrava pronto a esplodere: sulla carta, l'ex Hellas dovrebbe comunque dare qualcosa in più. Ma la questione Politano, marcato stretto dall'Al Shabab, è un punto interrogativo.
Inzaghi sente parlare di ippica. E tra poche ore sarà il caso di chiedergli che cavallo sia la sua Inter, o se la questione gli interessi in qualche misura. Anche in Arabia Saudita riecheggiano inevitabilmente le parole di Allegri, che prepara sul campo psicologico - l'unico dove può sentirsi più forte in questo momento - il lungo prepartita verso il derby d'Italia del 4 febbraio. Metafore che non toccano l'umore dei nerazzurri, contro la Lazio sembrati persino troppo belli per essere veri, poi pure tranquillizzati da Calhanoglu che è uscito acciaccato ma non preoccupa per la finale di lunedì. I paraocchi, del resto, non aiuterebbero certo la manovra ariosa della squadra di Inzaghi, forse la più bella Inter da un paio di decenni a questa parte.






