Flop di pubblico a Riyadh, la Supercoppa aspetta l'Inter. È tutta questione di soldi
Ieri sera, anche i più fervidi sostenitori del complicatissimo lavoro della Lega Serie A hanno dovuto arrendersi all'evidenza. Il dato ufficiale relativo a Napoli-Fiorentina, prima semifinale di Supercoppa italiana, recita 9.762 spettatori. Dal vivo sembravano anche meno, in ogni caso resta magro: undici squadre su venti del campionato di Serie B vantano una presenza media - non un picco - paragonabile o appena inferiore a quella di un prodotto di punta, almeno sulla carta, del nostro pallone. Esportarlo, così, diventa un po' più difficile.
Flop e speranza Inter. Non è stata buona la prima, insomma. Un mix di fattori: da queste parti conoscono e tifano le big, gli scetticismi sauditi su quattro squadre non tutte di primissima fascia hanno trovato conferme. È difficile ridurre tutto a una certa superficialità di un movimento palesemente acerbo come quello saudita, dove per le strade di Riyadh qualcuno si chiede che fine abbiano fatto Juventus e Milan. Avessimo ancora le sette sorelle degli anni '90, per dirne una, il problema neanche si porrebbe. È un mix di fattori, che a Riyadh si augurano risolva l'Inter. L'unica squadra delle quattro presente con esponenti della propria tifoseria organizzata, l'unica ad accendere una certa passione negli occhi dei bambini del luogo. Alcuni dei quali ieri vendevano per le strade sciarpe tutto fuorché originali, mentre i più fortunati si apprestavano a entrare in campo con i giocatori viola e azzurri. Allo stadio, però, ci erano arrivati indossano le maglie di quelle grandi, della Juve, del Milan, dell'Inter. Il fattore nerazzurro, in ogni caso, dovrebbe esserci: a poche ore dal fischio d'inizio è ancora possibile acquistare biglietti, ma lo stadio è molto più vicino al soldout di quanto non fosse ieri.
È tutta questione di soldi. E tutto sommato i fautori dell'esportazione del calcio italiano in Arabia non ne fanno mistero. C'è un cortocircuito, un pregiudizio di fondo, nel leggere quella frase. È tutta questione di soldi vuol dire che non c'è nulla di male, perché il calcio del 2024 è un business e in molti i casi un business in perdita. E allora tanto vale approfittare delle nuove possibilità che si aprono. È tutta questione di soldi andare in Arabia Saudita a metà gennaio, ma anche chiedere un rinforzo di mercato in più al proprio presidente. Il primo consente il secondo: in molti dovrebbero ricordarlo, dai tifosi agli allenatori che quei colpi li chiedono. È un peccato di incoerenza sostenere che 23 milioni a stagione non bastino a rivedere calendari e programmi, e poi piantare il classico mal di pancia agostano perché non è arrivato il terzino Tal dei Tali. Semmai, ci si potrebbe interrogare su quale tipo di pubblicità abbia fatto la gara di ieri, dai contenuti tecnici alla cornice: dov'è il confine tra esplorare nuovi orizzonti e svendersi? È una linea sottile: basta pochissimo per pendere da un lato o dall'altro. Ma forse questo esercizio di riflessione è un lusso che oggi, senza prendere in giro nessuno, non possiamo permetterci.






