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I dopo Conte. Juve-Inter è la sfida Allegri-Inzaghi: uno è uscito dalla crisi, l'altro no

I dopo Conte. Juve-Inter è la sfida Allegri-Inzaghi: uno è uscito dalla crisi, l'altro no TUTTOmercatoWEB
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Ivan Cardia
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Ivan Cardia
venerdì 4 novembre 2022, 08:45Serie A

C'è un prima e c'è un dopo, almeno nella storia recente del calcio italiano. Lo spartiacque si chiama Antonio Conte: arriva dove si fa fatica, lascia e tutto va meglio di prima. È successo alla "sua" Juventus, presa dalle macerie di due settimi posti consecutivi e riportata allo scudetto; è successo all'Inter, che il tricolore prima del salentino non lo vinceva dal Triplete, un decennio prima. È successo un po' ovunque, al Bari che poi è stato di Ventura, solo in Nazionale lo stesso passaggio di consegne è stato decisamente meno fortunato. Arrivare dopo Conte è facile e difficile allo stesso tempo: ti lascia il lavoro fatto, basta non combinare casini. E però poi di quel che vincerai in tanti daranno il merito a lui.

Allegri e Inzaghi ne sanno qualcosa. Arrivato in mezzo alle uova dopo l'ex capitano, Max ha vissuto cinque d'oro alla Juventus. Ha fatto anche meglio di Conte, se si considerano le due finali Champions, ma sul suo lavoro è sempre pesata - nel bene e nel male - la scintilla iniziale di quei due scudetti inattesi. Adesso che è tornato, questa volta per ripartire da zero, Madama annaspa e in tanti tirano le più prevedibili conseguenze. Anche Simone è arrivato all'Inter dopo Conte: ha portato a casa due trofei di cui uno (la Supercoppa) è merito soprattutto del predecessore; non ha vinto per un punto e una girata lo scudetto che sarebbe stato il bis, ma ha anche dovuto fare i conti con le cessioni dei due giocatori più forti a disposizione del salentino. Così, sentenziare è più complicato. Al secondo anno sembrava destinato a naufragare e invece dalla burrasca si è tirato fuori.

La Juve è ancora in crisi, l'Inter sembra di no. Non che questo voglia dire molto sui pronostici per domenica sera: si chiama derby d'Italia non certo per caso. Però, se da un lato entrambe vengono da un filotto positivo - quattro vittorie di fila i nerazzurri, tre i bianconeri - c'è anche da analizzare come questi successi sono arrivati e cosa è accaduto nel mezzo. La Juve ha superato, senza subire gol, Torino, Empoli e Lecce: granata e salentini a fatica, in Champions ha chiuso a 3 punti il girone. L'Inter ha vinto al Mapei e a Firenze, si è presa gli ottavi di finale dell'Europa che conta, ha (ri)scoperto delle certezze. Allegri, che dell'eredità di Conte si è già liberato da tantissimo tempo, non ha ancora trovato il bandolo della matassa e non ha sciolto fino in fondo l'enigma: il migliore a esaltare, ma che succede se gli tocca costruire? Inzaghi con il fantasma del predecessore fa ancora i conti, magari lo affronterà pure a breve in Europa, dove peraltro anche lui ha dimostrato di poter fare meglio, ma domenica sera conterà il presente, non il passato e non il futuro. E il piacentino sembra avere più risposte del livornese.

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