Il gioco più bello del mondo è a un bivio. Ma la Superlega è davvero il male peggiore?
"La famiglia del calcio europeo", per adesso, è compatta contro il grande "mostro" che da ieri si è ufficialmente insinuato nei meandri delle menti di tutti e che ha intenzione di interrompere il monopolio della UEFA nel Vecchio Continente. La Superlega è realtà, legittimata dopo due anni e mezzo di battaglie da una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Abuso di potere e contrarietà al diritto della concorrenza e alla libera prestazione dei servizi sono le motivazioni che hanno portato a una decisione - attesa, a dire il vero - che potrebbe essere importante tanto quella che portò, il 15 dicembre 1995, alla cosiddetta "Legge Bosman". Chiaramente non si tratta di una vittoria esclusiva di A22 e del CEO Bernd Reichart ma solo di un ridimensionamento del potere assoluto finora esercitato da Aleksander Čeferin.
Al momento, però, la "piramide" resta intatta perché il fronte del no è compatto e non è chiaro quando questo progetto rivoluzionario vedrà la luce e se ne nasceranno altri. Tutti i grandi club, da Milan e Inter fino a Bayern Monaco, PSG, Atletico Madrid e quelli inglesi, hanno espresso il proprio dissenso, ribadendo di voler restare al fianco del presidente sloveno e dell'ECA per contribuire a sviluppare le competizioni, a partire dalla Champions League, che dalla prossima stagione si disputerà con un nuovo formato. In questa presa di posizione c'è sicuramente la voglia di mantenere lo status quo ma anche di non indispettire le Federazioni e le Leghe, preoccupate dalla possibilità che la Superlega possa segnare la fine dei campionati nazionali. In ballo ci sono gli interessi di un sistema che, soprattutto in Italia, galleggia grazie alla presenza delle squadre più blasonate, oltre alla sopravvivenza di tante piccole realtà.
Certo, poi c'è da considerare un altro aspetto, che fa sorridere e riflettere al tempo stesso: i baluardi di un calcio "romantico" e pregno di valori sono i rappresentanti di società su cui sono in corso indagini (o sono già state oggetto di sanzioni) per violazioni di regole finanziarie e di istituzioni che, in passato, sono state irrimediabilmente corrotte dai peggiori scandali. Ricchi e potenti, che sanno di avere il coltello dalla parte del manico e di uscirne vittoriosi in ogni caso. Non si sa fino a quando farà comodo restare in questo limbo, sospesi tra un calcio poco appetibile e sempre più tormentato da episodi di violenza e la concreta opportunità di raggiungere un livello più alto di spettacolo, fregandosene di tutto il resto. Quel che è certo è che la credibilità dell'intero circo non dipenderà da quello che succederà da ora in poi, perché si è già esaurita da tempo. A questo punto, almeno risparmiateci la morale.






