Inter finale di Coppa Italia con l'acqua alla gola: tutto sulle spalle di Lautaro
Si sono viste vigilie migliori, soprattutto quando si parla di una finale di coppa, quando arrivare al completo può fare la differenza tra sollevare un trofeo o tornare a casa senza arricchire la bacheca. L’Inter che si presenta all’Olimpico di Roma per l’ultimo atto della Coppa Italia è obbligata a fare di necessità virtù. Chivu non cerca alibi ma l’infermeria non perdona: Calhanoglu e Thuram sono out, il turco non è riuscito a recuperare a tempo di record, mentre il francese si è fermato in allenamento proprio ieri e solo questa mattina si capirà il danno del suo guaio muscolare. La probabile formazione che Chivu manderà in campo - aspettando la conferenza stampa di vigilia in programma alle 19.00 - è quella di una squadra ridisegnata dall'emergenza: J. Martinez in porta; Bisseck, Akanji e Bastoni in difesa; Dumfries, Barella, Zielinski, Sucic e Dimarco a centrocampo; Bonny e Lautaro Martinez in attacco.
Pio Esposito è a disposizione, ma insieme all’argentino ci dovrebbe essere proprio l’ex Parma che nell’ultima gara di campionato ha messo a referto l’assist per il definitivo 0-3. Nel momento del bisogno l’Inter si ritrova sulle spalle del suo capitano. Domani all'Olimpico toccherà a lui, ancora una volta, fare la differenza. La regia invece non può che essere affidata all’ex Napoli, più volte sugli scudi quando Calhanoglu è stato costretto ad alzare bandiera bianca.
Dall'altra parte c'è una Lazio che gioca nel suo stadio, davanti al suo popolo, e che dopo il 3-0 incassato in campionato ha una voglia matta di rivalsa. Sarri conosce bene le partite secche e sa come preparare le trappole giuste. Ma l'Inter, anche ridotta all'osso, resta l'Inter: campione d'Italia, abituata a vincere nei momenti che contano, costruita per reggere la pressione delle grandi notti. Se Lautaro è quello che conosciamo — e non c'è motivo di dubitarne — potrebbe essere proprio l'emergenza il carburante in più per accendere una prestazione da ricordare. La Coppa Italia è lì, a novanta minuti. O forse qualcosa di più.











