Inter in festa da San Siro a Piazza Duomo. Il futuro è oggi, per continuare a vincere
C’è stato tutto e non è mancato nulla. La gioia, la commozione, la festa. Bandiere e fumogeni, fuochi d’artificio e champagne dal pomeriggio fino a notte fonda, fino a quando anche l’ultimo dei tifosi nerazzurri è tornato a casa per addormentarsi con il sorriso sulle labbra. San Siro si è fuso con la squadra, i giocatori sono stati un tutt’uno con la Milano nerazzurra paralizzata dalla gioia. Dal Meazza a Buonarroti, sotto gli occhi della statua dedicata a Giuseppe Verdi, per una sinfonia di cori e applausi diretta da più “festaioli”: Thuram e Barella, Calhanoglu e Lautaro Martinez fino alla stesso Cristian Chivu. Da via Giotto a Piazza Duomo, passando sotto le merlature del Castello Sforzesco, come se anche la storia delle signorie italiane volesse partecipare al tripudio e alla parata dei campioni d’Italia. Un sogno diventato realtà in un pomeriggio gonfio di storia: prima un lungo e commosso applauso per Evaristo Beccalossi, il dieci tutto fantasia che dall’alto ha sorriso e abbracciato i suoi cari e la sua gente.
Poi la partita, anche se il campo oggi non aveva davvero nulla da dire. L’Inter come accaduto tante volte in questo campionato ha acceso il turbo nella ripresa senza esagerare. L’autogol di Edumundsson su colpo di testa di Bonny sblocca la gara, poi Chivu fa alzare i decibel di San Siro e regala la standing ovation a Matteo Darmian, veterano in quello che può essere stato l’ultimo canto in casa con la maglia nerazzurra. Tutto sotto il sole e il cielo di maggio, mentre il pullman scoperto era ancora nel garage del Meazza. C’è stato spazio anche per chi è cresciuto all’ombra dei campioni, come il giovane Mosconi, oppure per chi ha sempre guardato i compagni dalla panchina, come il terzo portiere Di Gennaro. Nel finale il sussulto d’orgoglio del Verona, ma il pari di Bowie non ha cancellato l’emozione del pomeriggio da campioni.
“Abbiamo capito che potevamo farcela contro la Roma”, ha detto Marotta in conferenza stampa, ammettendo che dopo lo sprint con i giallorossi “c'erano gli auspici per arrivare alla vittoria finale”. Il numero uno nerazzurro ha esaltato la forza del gruppo, per ché “la vittoria dello scudetto è frutto di una grande cultura del lavoro della squadra” ed è stata “la vittoria del coraggio e delle motivazioni”. Il filo conduttore della parata dell’Inter è stata una gioia ritrovata, il coronamento di un percorso portato avanti da Chivu fin dall’estate, quando il morale del gruppo era a pezzi. Quei cocci sono diventati un blocco unico cementato dai leader e ora la dirigenza nerazzurra dovrà prendere in mano l'eredità vincente e costruire il futuro. Con due trofei in più.











