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Inter, Josep Martinez non ripaga la fiducia di Chivu: nuove incertezze, vecchi dubbi

Inter, Josep Martinez non ripaga la fiducia di Chivu: nuove incertezze, vecchi dubbi TUTTOmercatoWEB
© foto di Federico Titone/BernabeuDigital.com
Ivan Cardia
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Ivan Cardia
Oggi alle 23:15Serie A
Il portiere spagnolo, ex Genoa, è diventato titolare dopo l'addio di Sommer. Ma con l'Udinese non ha riscattato l'errore del Bernabeu

Cristian Chivu gli ha dato fiducia, Josep Martinez non l’ha restituita. È impietosa, ma è la fotografia del 5-3 di San Siro. Dopo una prestazione tra luci e ombre come quella di Madrid, segnata da un clamoroso - e decisivo - errore seguito da una serie di grandi parate, il portiere spagnolo ha infilato una partita da peggiore in campo. L’ex Genoa, infatti, ha responsabilità varie su tutti e tre i gol subiti dalla formazione campione d’Italia.

Nuovi errori, vecchi dubbi

Come ha sempre fatto, Chivu difenderà il suo portiere. A parole, e pure con i fatti: non c’è da aspettarsi un cambio della guardia, per quanto non sia neppure da escludere. Ivan Provedel è, potenzialmente, molto più che un vice affidabile, anche per la squadra più forte della Serie A. Tanto più se all’orizzonte si profila una partita che conosce benissimo, quella con la Roma, in uno stadio che ha vissuto da protagonista nelle ultime stagioni, l’Olimpico. La questione legata a Martinez, però, va ben oltre il solito dualismo tra portieri.

L’ex Genoa, arrivato con l’ambizione di togliere il posto a Yann Sommer, non c’è mai riuscito. La scorsa annata è stata frenata da una vicenda oggettivamente complicata da gestire, sulla quale non serve tornare, ma che di fatto lo ha messo fuori gioco per un po’ di tempo, almeno psicologicamente (è sempre stato a disposizione). Quando Chivu gli ha dato spazio, non ha mai deluso ma, persino in un’annata ai limiti del disastroso del titolare, non gli ha mai sfilato i guantoni. In estate, l’Inter ha vagliato qualche alternativa: Dibu Martinez, Vicario, Atubolu. Poco convinta dei portieri a cui sarebbe potuta arrivare, la dirigenza ha deciso - abbastanza presto, questo va detto - di puntare su “Pepo”. Più per mancanza di alternative considerate ottimali, insomma, che per meriti dimostrati sul campo. È un peccato originale che lo spagnolo non può non scontare, anche se Chivu prova - giustamente - a far dimenticare come le attuali gerarchie si sono costruite. Serate come quella di San Siro, in compenso, rischiano solo di accendere i dubbi.

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