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Inter, la Scala del Calcio non perdona Sanremo

Inter, la Scala del Calcio non perdona SanremoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Image Sport
martedì 23 febbraio 2021 07:00Serie A
di Gianluigi Longari

La Scala del Calcio non ammette repliche. Non consente distrazioni e soprattutto non prende in considerazione l’ipotesi che un suo primattore possa concedere le proprie attenzioni ad un palcoscenico diverso rispetto a quello meneghino, per acclamazione uno dei più importanti della storia del calcio. La pena è molto semplice, quanto spietata: il declassamento da assoluto protagonista a comparsa, con l’annessa salita in scena e presa di potere del più diretto antagonista, che ancora una volta assume le sembianze del carnefice di Zlatan Ibrahimovic per numeri, rendimento e classifica: Romelu Lukaku e tutta l’Inter, sua e di Antonio Conte dietro alle sue spalle.
L’ultimo derby è stato essenzialmente questo, la rappresentazione di uno strapotere a tinte nerazzurre concretizzatosi sul rettangolo verde attraverso tutte le armi di cui Antonio Conte ha lavorato per poter disporre: alternando con sapienza il predominio del gioco alla strategia dell’attesa, la costruzione qualitativa dal basso alla letalità delle ripartenze fulminee che hanno schiantato l’avversario, il tutto salvaguardato dalla presenza scenica dell’attore che non t’aspetti, quel Samir Handanovic spesso discusso che estrae dal repertorio un triplice assolo che oltre a blindare il risultato infonde ai suoi compagni la sicurezza di potersi esprimere al massimo delle loro potenzialità.
E se il gol che chiude la partita è un inno alla supremazia del centravanti belga sugli avversari, suggellato dalle grida e dall’autoproclamazione di regalità che arriva durante l’esultanza; la seconda rete è invece la risposta più inequivocabile a chiunque avesse anche solo potuto pensare di ridurre l’Inter di Conte al pragmatismo ed alla concretezza. Nei 9 interpreti coinvolti da quell’azione che porta al raddoppio di Lautaro Martinez il concetto che si evince è piuttosto che mentre su un versante le attenzioni erano rivolte ad un altro palco, lontano 270 kilometri, nella Scala del Calcio la melodia più bella l’ha suonata l’orchestra di Antonio Conte.

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