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Sarri come Gasperini nel 2016: serve tempo (e lavoro) per rendere grande l'Atalanta

Sarri come Gasperini nel 2016: serve tempo (e lavoro) per rendere grande l'Atalanta TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
autore
Filippo Davide Di Santo
Oggi alle 07:15Serie A
Maurizio Sarri oggi come l'ex tecnico nerazzurro Gian Piero Gasperini nel 2016: l'Atalanta ha bisogno di tempo per ricostruirsi

La sconfitta dell’Atalanta di Maurizio Sarri a Roma contro i giallorossi non ha fatto altro che sottolineare un concetto già ripetuto più volte: servono tempo e dedizione per raggiungere l’obiettivo di assimilare completamente il modus operandi del mister. Certo, è chiaro che la squadra possa fare nettamente di più, e sabato sera sono stati sempre i dettagli a risultare fatali: su tutti una squadra troppo schiacciata che non riusciva a uscire dalla propria metà campo e il fatto di non aver chiuso la partita. Tuttavia le grandi cose non si fanno in un giorno, soprattutto per una rosa completata all’ultimo momento. La pazienza è la virtù dei forti: vale per Sarri così come è valso per Gasperini nel 2016.

Una partenza da incubo (prima della svolta)

Se si giudicasse tutto fin dall’inizio, Gian Piero Gasperini nel 2016 avrebbe dovuto essere esonerato seduta stante. Quattro sconfitte nelle prime cinque partite contro Lazio, Sampdoria, Torino, Cagliari e Palermo, con nel mezzo un’Atalanta che doveva imparare dettami nuovi e differenti rispetto a quel 4-4-2 diventato ormai cronico. Di cosa aveva bisogno il tecnico di Grugliasco? Tempo e fiducia, cose che poi arrivarono e da lì cominciò la storia che oggi tutti conoscono.

Sarri come Gasperini: servono tempo e dedizione

Ritornando al 2026, Maurizio Sarri si trova esattamente nella stessa situazione di Gasperini all'epoca: un nuovo sistema che ha bisogno di tempo prima di essere assimilato. C’è da considerare, però, che esistono delle differenze, sia per quanto riguarda le due rose a confronto, sia soprattutto per gli obiettivi di ieri e di oggi: il gruppo attuale è molto più forte rispetto a quello del 2016 e, se ai tempi si pensava alla salvezza, oggi la posta in gioco è più alta. Vero, ma ciò non cambia il concetto di fondo: la Dea all'epoca lottava per non retrocedere con un nuovo modus operandi; oggi l’Atalanta si trova in un contesto in cui deve ritornare in alto con un'identità di gioco diversa. L’Atalanta o vince o impara, e da quest’anno imparerà molto tra lavoro, dedizione, ambizione e soprattutto un tempo che si rivelerà benevolo per i bergamaschi, a patto di trovare la definitiva pietra filosofale.

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