Per l’Inter la Champions è un obiettivo, per Chivu è un sogno: c’è una grossa differenza
TMW“Credo si debba avere il coraggio di sognare”. Cristian Chivu non abbassa le aspettative, ma la sfumatura più rilevante nelle parole dell’allenatore dell’Inter, alla vigilia della partita di Champions League contro il Club Brugge, è semantica. Non c’è una contraddizione tra l’analisi del tecnico e quella della società. Ma resta una discreta differenza.
Chi ha un obiettivo può fallire, chi ha un sogno no
In casa Inter, dal presidente Beppe Marotta in giù, sin dall’inizio della stagione hanno indicato la Champions come un obiettivo. L’Inter, dopo due finali perse nel giro di tre anni, vuole alzare la coppa dalle grandi orecchie. Un obiettivo che tutti sanno essere complicato, che nessuno può considerare scontato e per il quale chiunque è consapevole che possa bastare un dettaglio a fare tutta la differenza del mondo. Però resta un obiettivo.
Chivu, oggi, ha espresso un concetto chiaro: “Parlare di sogni non vuol dire parlare di vincere, ma di una responsabilità di una società che ti costringe a certi obiettivi”. A costo di ripetersi: la differenza, solo apparentemente di significante, lo è anche di significato. Chi si pone un obiettivo, se non lo raggiunge, fallisce. Una considerazione che a volte infastidisce gli sportivi, ma tant’è. Chi sogna, come ha detto oggi l’allenatore romeno, non può fallire. Che poi questo si leghi a una maggiore o minore ambizione, in fin dei conti, non è così importante: alla fine, è sul campo che si misurano obiettivi e sogni.
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