L’Inter vuole comprare un club satellite: cosa dicono le regole UEFA e FIFA
Multiproprietà, che passione. In un calcio dominato dai fondi di investimento e dai grandi conglomerati economici, da tempo ha preso piede il fenomeno di autentiche multinazionali che controllano più club in giro per il pianeta. Una possibilità teoricamente vietata a livello nazionale - in realtà tuttora la famiglia De Laurentiis controlla, in deroga fino al 2028, Bari e Napoli - ma permessa, a determinate condizioni, a livello internazionale. Dato che l'Inter, o meglio Oaktree, guarda proprio a una società estera, è questo il contesto da studiare con più attenzione. Con una netta differenza, dato che le regole più stringenti le impone la UEFA, mentre la FIFA sostanzialmente non ha una vera e propria disciplina generale in materia.
Cosa dicono le regole UEFA
Le normative europee seguono due obiettivi: assicurare la regolarità della competizione ed evitare potenziali operazioni sospette. Sotto il primo profilo, che è anche quello più corposo a livello di disposizioni, le norme sono contenute nei regolamenti delle tre competizioni, Champions, Europa e Conference League. L’articolo 5 dei tre regolamenti impone che, al 1° marzo 2026 e per tutta la durata della stagione europea, un club partecipante alle coppe non possa detenere azioni di un altro club partecipante a una competizione UEFA, né essere coinvolto nella sua gestione o avere poteri sulla sua attività sportiva. Inoltre, nessuna persona fisica o giuridica può esercitare controllo o influenza decisiva su più di un club coinvolto nelle competizioni UEFA.
Cosa si intende?
Per “controllo o influenza” la UEFA intende, tra le altre cose: maggioranza dei diritti di voto, diritto di nominare o revocare la maggioranza degli amministratori, controllo della maggioranza dei voti attraverso accordi tra soci oppure, formula molto ampia, capacità di esercitare “decisive influence” sulle decisioni del club.
Non nella stessa competizione
Rispetto al passato - il problema si pose sia per il gruppo Red Bull sia per quello INEOS, che controlla il Manchester United - le regole UEFA non vietano più in assoluto che due club dello stesso gruppo siano contemporaneamente nelle coppe europee, ma prevedono specifiche eccezioni quando partecipano a competizioni diverse. L’articolo 5.05 delle regulations della Champions League, per esempio, stabilisce che le norme sulla multiproprietà non si applicano tra un club che entra direttamente nella League Phase di Champions e un altro dello stesso gruppo qualificato per Europa o Conference; analoghe regole sono previste nei regolamenti dei due tornei minori. Se due società non rispettano i requisiti, la UEFA ammette un solo club, secondo i criteri previsti dal regolamento, escludendo l'altro o, nei casi consentiti, ammettendolo a una competizione inferiore.
Blind trust, regole più rigide
In passato la UEFA ha consentito il ricorso ai cosiddetti blind trust, cioè strutture affidate a soggetti indipendenti per separare effettivamente il controllo di uno dei due club. Nel 2024 erano stati ammessi in via eccezionale per separare Girona dal Manchester City e Nizza dal Manchester United. Dal 2025, però, l'introduzione del termine del 1° marzo per dimostrare il rispetto delle norme ha reso molto più rigida la possibilità di intervenire a posteriori, pur senza introdurre un divieto assoluto dello strumento.
Trasferimenti tra club dello stesso gruppo
L’altra direttrice riguarda le operazioni di mercato. La UEFA non le vieta in assoluto tra due club dello stesso gruppo, però le considera operazioni tra related parties, con regole contabili molto più severe. Dal 2026, il club acquirente deve considerare ai fini UEFA - e quindi della sostenibilità finanziaria, l’ex fair play finanziario - il maggiore tra il prezzo effettivamente pagato e il valore contabile netto rettificato del giocatore presso il club cedente; per il cedente, invece, i proventi vengono considerati sulla base del minore tra il corrispettivo effettivo e il valore contabile netto. Sono i correttivi per evitare plusvalenze fittizie - quelle genuine sono ovviamente comunque possibili - e non finisce qui: tutte le operazioni tra related parties devono essere dichiarate e la UEFA può valutarne il fair value. Questo riguarda non solo affari di calciomercato, ma anche sponsorizzazioni, servizi e altri rapporti commerciali tra club dello stesso gruppo.
Cosa dicono le regole FIFA
Come detto, la confederazione mondiale non ha in realtà una vera e propria disciplina in materia, avendola delegata alle singole confederazioni continentali in ragione delle proprie specificità, anche se poi questi gruppi (è il caso di City e Red Bull, per esempio) operano su più continenti. L’unica vera norma in materia è stata introdotta specificamente per il Mondiale per Club 2025 - e sicuramente sarà riproposta in futuro - il cui regolamento, all’articolo 10, prevedeva che non potessero partecipare due club appartenenti allo stesso gruppo, con una formulazione sovrapponibile a quella UEFA. Di conseguenza, il Leon fu escluso dalla competizione, appartenendo allo stesso gruppo del Pachuca.






