La Borsa ha già bocciato la Juventus nell'Europa B. Ora serve vendere entro il 30 giugno
Nonostante la qualificazione alla prossima Champions League per la Juventus resti ancora possibile dal punto di vista matematico, anche se estremamente complessa, dopo la sconfitta interna contro la Fiorentina gli investitori hanno già certificato e "prezzato" in Borsa il fallimento dell'obiettivo minimo stagionale. Ieri il titolo del club ha chiuso la seduta a Piazza Affari con un calo del 2,83% ed è sceso a quota 1,955 euro per azione. Una perdita che si è riverberata sulla capitalizzazione di mercato che ora - riporta infatti Tuttosport - si attesta a 815 milioni di euro, in diminuzione rispetto agli 840 milioni di venerdì, ultima chiusura prima del weekend di campionato.
La delusione dunque va oltre gli aspetti sportivi e si concentra su quelli economici che andranno incontro a un inevitabile deficit di entrate senza la partecipazione alla prossima Champions League (gli introiti di quest’anno in totale dovrebbero arrivare a una ottantina di milioni, cifre completamente diverse rispetto all'Europa League). Quindi, proprio dal mercato si dovrà andare a incidere per non appesantire ulteriormente i conti e per evitare di costringere l’azionista di riferimento a una nuova immissione di capitale.
La Juve aveva già in previsione una cessione di qualità, intorno ai 30 milioni, per evitare di chiudere il bilancio in corso con un passivo tale da incorrere nelle sanzioni UEFA. In questo senso, la FIGC ha ufficializzato l'apertura del mercato estivo al 29 giugno per una ragione sostanzialmente economica, ovvero la possibilità di iscrivere le cessioni nel bilancio ancora in corso che, per la maggior parte dei club, chiude al 30 giugno.











