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Lazio, le regole del delitto perfetto: col Pisa l’ultima amara testimonianza

Lazio, le regole del delitto perfetto: col Pisa l’ultima amara testimonianzaTUTTO mercato WEB
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Lorenzo Beccarisi
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Lorenzo Beccarisi
Oggi alle 06:30Serie A

“Non importa quello che avete fatto. Se vi comportate come se foste innocenti, loro ci crederanno”. Uno dei dialoghi della serie “Le regole del delitto perfetto” riassume perfettamente la strategia, ammesso che ce ne sia una, portata avanti dal presidente Claudio Lotito durante questa stagione. Nessuna colpevolezza e nessun delitto, sia ben chiaro. Semplicemente la volontà di nascondere tutti gli errori che da giugno hanno portato al triste epilogo che si consumerà tra poche ore. Se non fosse per i vari addii attesi in serata, Lazio-Pisa che andrà in scena all’Olimpico sarebbe passata alla storia come la più inutile partita giocata nella storia recente dei biancocelesti. La sfida di stasera invece verrà ricordata come l’ultima di Pedro in biancoceleste e, salvo clamorosi ribaltoni, come la conclusione dell’avventura di Maurizio Sarri sulla panchina della Lazio. Sarà l’ultima testimonianza all’interno di una stagione che può essere riassunta come il delitto perfetto.

Lazio, le regole del delitto perfetto: screditare i vari testimoni

Le tre regole del delitto perfetto sono semplici: screditare il testimone, introdurre un nuovo sospettato e seppellire le prove. I vari testimoni sono stati screditati fin da giugno, quando alla Lazio è stato bloccato il mercato dalla Covisoc. “Applicata una legge già abolita, è ingiusto e incomprensibile” aveva detto il presidente Lotito. Poi è arrivata la contestazione dei tifosi, prima nel quarto d’ora iniziale delle partite e poi con lo sciopero che ha fatto rumore in tutto il mondo. “Io faccio l’ammortizzatore sociale, sennò sti stronzi con chi si sfogano?” ha aggiunto nei giorni scorsi Lotito a Montecitorio parlando dei tifosi e della loro protesta. Il testimone successivo è Maurizio Sarri, citato velatamente in un passaggio sulla protesta della tifoseria che, a detta di Lotito, “l’ha alimentata anche qualcuno dentro la società”. Il Comandante è stato prima screditato quando ha criticato gli arbitri, ricevendo di pronta risposta un comunicato il giorno dopo che smentiva le sue parole e difendeva l’AIA. Difesa svanita qualche settimana dopo per i tanti (troppi) errori ricevuti dalla Lazio. Usato poi come capro espiatorio per giustificare le cessioni a gennaio, dicendo che “i giocatori se ne vogliono andare perché non vogliono l’allenatore, ce l’hanno con l’allenatore”. E infine criticato tatticamente per i due gol subiti nel derby da Mancini: “Prendi un gol da calcio d’angolo e poi il secondo uguale, ma vuoi mettere qualcuno che marca? In campo mica ci vado io”. Gli ultimi testimoni da attaccare sono i calciatori, a loro volta colpevoli di poca personalità: “Se i giocatori avessero gli attributi che c’ho io sarebbe già finita la partita, non c’è storia per nessuno. Il problema è che quando vanno in campo si cacano sotto”.

Lazio, l’introduzione del nuovo sospettato: i “colpevoli” di un’annata storta

Detto che i testimoni possono trasformarsi serenamente in nuovi sospettati, dai giocatori a Maurizio Sarri, il presidente Lotito ne ha cercati altri anche all’esterno. Nessun riferimento al blocco del mercato, che incredibilmente è stato venduto come una risorsa visto che i responsabili di tale blocco non potevano essere individuati al di fuori della società. “Ho letto tante cose, tanti titoli drammatici ma dico che il blocco del mercato non ci penalizzerà, anzi” affermava il direttore sportivo Angelo Fabiani mesi fa. Dopo averli difesi, si è provato a colpevolizzare gli arbitri: “il sistema non è credibile, noi siamo i più penalizzati” ha detto a gennaio il presidente Lotito. “Ho scritto alla Lega, ma nessuno mi ha risposto” e da quel momento, silenzio radio. Delle colpe spesso attribuite a Sarri ne abbiamo già parlato, ma poi si è puntato anche sulla spesso citata “dea bendata” e gli amati “fattori imponderabili”. “Questa è stata una stagione assurda, tra infortuni ed episodi contrari: in ventidue anni non ho mai visto niente di simile”. Tra ritiro fatto in casa (e che verrà replicato) e problemi all’interno dello staff medico ci sarebbe da parlare per mesi, ma si tratterebbe di individuare nuovamente errori al vertice. Meglio, allora, affidarsi ai “fattori imponderabili”.

Lazio, l’ultima mossa: seppellire le prove

L’atto finale per completare il delitto perfetto è seppellire le prove. In aula lo si fa utilizzando le scartoffie, in casa Lazio lo si fa con le parole del presidente Lotito. Una delle armi del delitto perfetto in questo caso è lo Stadio Flaminio, diventato mezzo fondamentale per presentare il progetto del futuro. Dopo la conferenza stampa di febbraio ne era stata pre-annunciata una seconda che avrebbe dovuto spiegare il piano strategico della Lazio. Un piano quinquennale denominato “Lazio 2032, il sogno responsabile”. Sorvolando sull’errore matematico di un piano quinquennale che sarebbe stato presentato nel 2026 e che terminava nel 2032, quindi della durata di sei anni, a distanza di tre mesi si è ancora in attesa di tale conferenza. Tutto ruota intorno allo stadio, la crescita della squadra, il ritorno del pubblico, l’enorme indotto economico che deriverebbe dal Flaminio. Uno stadio che “si paga da solo”, un’opera da 480 milioni che una società con un fatturato ben inferiore ai 200 milioni annui può a quanto pare pagarsi da sola. E poi numeri su numeri, come i 300 milioni di valore della rosa citati sia dal presidente Lotito che dal direttore sportivo Fabiani prendendo come fonte Transfermarkt, la stessa fonte che però valuta la rosa biancoceleste al di sotto dei 220 milioni. Oppure il riferimento al capitale futuro fatto, sempre nei giorni, dal presidente Lotito: “Sto quotando la società al Nasdaq di New York che capitalizzerà un miliardo e mezzo di euro, con lo stadio di proprietà si arriva a 3 miliardi di euro, tutto il resto sono chiacchiere da bar”. Ricordando che solo dieci società calcistiche al mondo vengono valutate tre miliardi e nessuna di esse è italiana. Una marea di numeri e chiacchiere per nascondere le prove di una stagione fallimentare, sempre alla ricerca di colpevoli esterni e con la voglia di screditare chiunque voglia negare l’evidenza. L’applicazione delle regole del delitto perfetto per nascondere l’artefice della peggior annata degli ultimi 15 anni.

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