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Makinwa: "La Lazio poteva tutelarmi di più. Ora aiuto i giovani e faccio il procuratore"

Makinwa: "La Lazio poteva tutelarmi di più. Ora aiuto i giovani e faccio il procuratore"TUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca
Oggi alle 12:07Serie A
Pierpaolo Matrone

Dalla Nigeria all’Italia inseguendo il pallone, poi una seconda vita da procuratore per aiutare chi sogna lo stesso percorso. Stephen Ayodele Makinwa ripercorre le tappe della sua carriera, fatta di salti improvvisi, proprio come le capriole con cui festeggiava i gol. Oggi vive a Roma con la moglie Funke e i figli e ha scelto di lavorare come agente: “Ho il patentino Uefa B, ma allenare non fa per me. Pensavo di fare l’ingegnere informatico, invece sono diventato procuratore”.

Arrivato giovanissimo alla Reggiana, ricorda lo shock culturale dei primi mesi: “Vedevo l’allenatore arrivare in bici e pensavo fosse povero. In Africa chi va in bici non ha soldi. Poi ho capito come funzionavano le cose”. La velocità lo fece notare subito: “A un provino col Milan corsi i cento metri in 10’’3”. Dopo Como, Genoa e Modena arrivò l’esordio in Serie A contro la Lazio: “Mi trovai davanti Stam e Couto, li avevo visti solo in tv”. Indimenticabile anche il primo gol, segnato a Toldo: “Dopo la partita mi cercava per farmi i complimenti, non ci credevo”.

Il salto più importante fu all’Atalanta, poi Palermo e Lazio, con qualche rimpianto: “A Roma potevano tutelarmi di più, anche come persona. Tra problemi al ginocchio e situazioni difficili non è stato semplice”. Oggi il suo obiettivo è aiutare i giovani: “Quando ero ragazzo nessuno mi spiegava niente. I calciatori hanno bisogno di sostegno e di chiarezza, ogni giorno. Io voglio fare meglio di chi mi ha seguito”.

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