Mancini ricorda Vialli: "Non lascia nessuna eredità, persone come lui non se ne vanno mai"
Roberto Mancini è intervenuto durante l'evento My name is Luca, ballata per Vialli” al teatro Carlo Felice di Genova: "Inizia tutto su un treno che ci portava a Coverciano. Lui giocava nella Cremonese, io ero già nella Samp. Ho parlato con lui e ho iniziato a chiedergli di venire a giocare alla Sampdoria. Il nostro lavoro ci ha portato a prendere strade diverse, ci sentivamo soltanto per telefono o messaggi, ma quando c'è un amicizia così forte puoi stare anche tanto tempo senza vederti. Quando è tornato in Nazionale sembrava che non ci fossimo mai lasciati. Luca era un ragazzo molto intelligente, anche troppo (ride, ndr). Sapeva benissimo quello che poteva fare, è stato fondamentale per la squadra in quel ruolo"
In poche parole, quale eredità lascia Vialli?
"Non lascia nessuna eredità, persone come Luca non se ne vanno mai".
Eravate giovane, fortissimi, belli e moderni. Come avete fatto a non litigare mai?
"Non è stato difficile, eravamo completamente diversi caratterialmente. Andavo d'accordo su tutto, forse abbiamo litigato solo una volta in allenamento per una stupidaggine, durata solo una settimana"
Vialli raccontò di aver parametrato il suo primo stipendio alla Samp ad una scala, dove in cima c'era Mancini. Lui è riuscito a restare un gradino sotto, ma non così sotto come gli proponeva Mantovani
"Questo è sicuro, poi dopo quella scala l'ha risalita (ride, ndr).






