TMW - Pimenta e le clausole: "Ci deve sempre essere un modo per un giocatore di uscirne"
Rafaela Pimenta, dal palco del "Social Football Summit" a Roma, ha parlato di come si sviluppa una trattativa, partendo da come si stabilisce il prezzo di un giocatore: "La prima domanda da farsi è: se ne ha bisogno? Perché se uno è sotto la pioggia allora l'ombrello avrà un valore, se non piove l'ombrello vale molto poco. Io do molto valore ai numeri perché fanno capire le tendenze, che poi servono per capire come "giocarci". Ma aggiungo anche un'altra variabile alle trattative: quella del calciatore. Che tipo è, quanto mangia, cosa vuole. A questo si aggiungono i dati".
I giocatori guardano quanto valgono sul mercato?
"No. Non ho mai conosciuto un giocatore che ci guardasse".
Le clausole?
"Trovo molto interessante sentir parlare di giocatori come asset. Secondo me è un po' un'offesa perché un giocatore è un amico, una persona che conosco. È come se dicessi "tua moglie è un asset". Il calciatore oggi deve accettare questa disumanizzazione perché sennò il sistema non si può sostenere. Capisco tutto ma ci deve sempre essere un modo per un giocatore di uscirne. Ma non gratis, bisogna che ci sia un confronto con i procuratori su questo".
Mai pensato che un giocatore sia stato pagato veramente poco?
"Sì certo. A volte perché magari si mette proprio una clausola. Tante volte comanda la volontà del calciatore che fa pressioni alle società per trovare soluzioni. E questo a volte fa arrabbiare i club".
"Si deve dare un prezzo quando c'è una trattativa ma io sono d'accordo con Mino. Perché uno come Haaland può valere 1 miliardo se consideriamo a tutto ciò che girerà intorno a lui nella sua carriera. Il che non vuol dire poi che quello sarà il prezzo di una trattativa. Lo valutiamo 200 milioni? Mi piace (ride, ndr)".






