Lupo: "Seconde squadre? Non sempre propedeutiche. Al Cosenza diversità di vedute"
Nel corso del 'Palermo Football Meeting' organizzato da Conference403 a 'La Braciera in Villa' in sinergia con l'Ordine degli Avvocati di Palermo e la Lumsa, ha preso la parola Fabio Lupo, direttore sportivo dalla lunga esperienza in Serie B e Serie C:
"Il tema delle seconde squadre è molto complesso. Inizialmente era stato posto come una soluzione ai problemi del calcio italiano nella scoperta dei talenti. Situazione che non mi pare si sia evoluta in questa direzione in quanto molti dei giocatori emersi sono, in realtà, stranieri. Dal punto di vista interno alle squadre, invece, ha permesso molte plusvalenze, come nel caso della Juventus, o l'affermazione di elementi come Bartesaghi, in ottica Milan. Detto questo continuo a pensare che il percorso di evoluzione dei giocatori non sia uguale per tutti e, dunque, non è detto che le seconde squadre siano sempre propedeutiche alla crescita. Magari per altri giovani è più produttivo, invece, confrontarsi con altre realtà, altre società e anche altre tifoserie".
Cosa non ha funzionato al Cosenza?
"Ero andato là con grande entusiasmo. Avevo scelto di rimanere fermo un anno e ripartire con un progetto da ricostruire. Era una sfida che mi aveva intrigato: le prime settimane ero convinto di aver fatto la scelta giusta nonostante la contestazione dei tifosi. Che sono sempre stati comunque innamorati. Nella quotidianità, però, ho scoperto che c'era una diversità di concetti fra me e le altre parti della società. Anche sul piano temporale".











