Pordenone, Stefani si presenta: "Mi prendo questa opportunità. Sciocco stravolgere il lavoro fatto"
Mirko Stefani, nuovo allenatore del Pordenone, ha parlato in conferenza stampa: "Ho ricevuto tanti messaggi, sono contento, significa che ho lasciato un bel ricordo in questi anni. Fa piacere sentire la stima e l'affetto da parte di compagni e colleghi".
Sei pronto per questa sfida?
"In questi mesi mi sono documentato, nei giorni più recenti ho seguito meglio le partite della squadra e degli avversari. Sto vivendo questa situazione abbastanza serenamente. Ho la fortuna di poter lavorare in un grande staff che conosce bene la squadra e conosce bene i ragazzi. Dietro le quinte c’è chi lavora sui video, il preparatore atletico, il preparatore dei portieri, tutte figure che lavorano a stretto contatto con i giocatori. Fra i miei compiti c'è anche quello di delegare le attività. Devo essere capace di vivere le situazioni in modo lucido. Conosco l’ambiente e questo mi toglie delle difficoltà, ma non è tutto. Fin dal primo giorno in cui ho iniziato questo percorso sapevo a cosa andavo incontro, altrimenti non ci avrei neanche provato. Vorrei ringraziare per questi mesi passati con i ragazzi, è stato emozionante. Essere a contatto con sedicenni e diciassettenni mi ha formato molto a livello lavorativo. Questa possibilità me la prendo molto volentieri, ma ho il piacere di ringraziare la società e i ragazzi. Se sono qui è anche merito anche loro".
Come giocherà il Pordenone?
"Penso che in questo momento dobbiamo seguire la linea che è stata data, lo stare in campo, quello che è già nelle corde della squadra. Sarebbe sciocco stravolgere un lavoro fatto bene in questo momento. Dobbiamo dare la giusta continuità con delle correzioni. La base di partenza è sempre quella, poi in base alle caratteristiche dei giocatori davanti si può variare, ma la fortuna di questa rosa è che permette parecchie scelte. Non vorrei inventarmi niente, se non quello di cercare di mettere nella posizione migliore i giocatori con le loro caratteristiche".
Il sogno resta quello di arrivare primi al traguardo?
"Vincere il campionato è difficile. Tutte le squadre che lottano per vincere devono arrivare a marzo con la possibilità di vincere e questa è la situazione attuale. Questo ragionamento lo fanno anche Vicenza, Lecco, Pro Sesto, Feralpi, però noi ci siamo e siamo lì per quello. Noi dobbiamo lottare fino all'ultima giornata, ma dobbiamo sapere che c'è sempre la possibilità i playoff, che al momento è secondaria ma penso che non farebbe schifo a nessuno vincere i playoff".
Chi sono i tuoi modelli come allenatore?
"Devo dire che ho avuto la fortuna di avere tanti allenatori bravi nel mio percorso. Ne ho avuti tanti e diversi nel mio percorso. Da questi allenatore ho imparato questo: il giusto compromesso tra l’estetica e l’efficacia è un aspetto da non considerare. Per stare sempre ad alti livelli ci vuole grande equilibrio nell'euforia e nelle delusioni".
Come ti sei posto con giocatori con cui ha vinto il campionato?
"Credo tanto rapporti. Se uno ha costruito dei buoni rapporti di amicizia e di stima vanno bene sempre. Non penso che il conoscersi troppo possano portare a delle problematiche in questo momento. Ci vuole la giusta intelligenza, ma ora come ora non vorrei ci fosse neanche un grande distacco tra me e i ragazzi. Credo che uno possa fare bene con le idee e il mio modo di fare, per questo non riuscirei a cambiarlo. Anzi, non voglio cambiarlo. I ragazzi sanno come sono e io so come sono loro. Adesso devo fare delle scelte. Non è che un amico gioca perché è stato mio compagno, farò delle scelte per il bene della squadra. Le decisioni vanno accettate".
Da chi ti aspetti di più?
"Quando nei giocatori c’è una qualità superiore alla media è chiaro che da quei giocatori ci si aspetta sempre tanto. È normale e giusto, ma ci vuole un minimo di percorso. Bisogna avere la pazienza di dare loro il tempo giusto, che nel calcio purtroppo il tempo non è mai abbastanza, però obiettivamente penso che le prestazioni di Dubickas e Piscopo siano efficaci e buone, magari con un po' più di costanza e convinzione possono trovare la loro dimensione definitiva anche in categorie superiori. La mia volontà è quella di parlare con ognuno di loro per capire dove posso intervenire e dove posso aiutarli. Personalmente è una grande opportunità, però so anche che la mia opportunità passa attraverso loro. Ho bisogno di loro. Devo metterli nelle condizioni di farli rendere al meglio. Il mio unico obiettivo è quello di mettere da parte l’ego personale e concentrarsi da squadra. Lo chiedo ai giocatori ma devo farlo anche io. Se sarà l’inizio di un bel percorso, lo sarà perché sono state fatte bene altre cose. Per raggiungere le cose bisogna volerlo e allenarlo quotidianamente. Se uno credere in una cosa deve allenarla ogni giorno e ripassarla mentalmente. Non basta volerla e farsi portare dall’istinto, perché a volte porta a fare delle scelte sbagliate. Poi anche ci serve un po’ di fortuna, ovviamente".
Emozionato di poter sederti in panchina al Tognon?
"Secondo me riavvicinarsi al territorio è un valore aggiunto. Da ora in poi giocare in casa, davanti alla nostra gente, sarà un aiuto per i ragazzi. Spero che tutte le componenti facciano il tifo per il Pordenone. Tutti vogliamo il bene per questa squadra. Se tutti mettono energia positiva, i risultati si ottengono un po' più facilmente e quando le cose vanno in quella direzione lo si percepisce nell’aria e quando i ragazzi lo percepiscono, giocano meglio. Mi è sempre piaciuto dare il giusto peso alle cose e vorrei che i ragazzi capissero l’importanza del momento. Vincere il campionato non è una cosa che passa così di frequente, bisogna capire che l'obiettivo è importante e alla portata. Ci vuole anche la giusta leggerezza, il giusto compromesso tra il divertimento e l’importanza dell’obiettivo".
Come cambia il rapporto con la città ora che sei l'allenatore della squadra?
"Essere ben voluto può essere un vantaggio, ma sappiamo benissimo che nel calcio le critiche ci saranno, ma fa parte del gioco. Non voglio cambiare la mia quotidianità. Vivere la città è importante. Un giocatore deve sapere dove sta giocando e che per territorio sta giocando. Più uno interagisce con l’ambiente e meglio è secondo me. Il calciatore non è una persona diversa dalle altre, tutti abbiamo bisogno di amicizie, di svago e di non pensare solo al calcio e di poter staccare mentalmente la testa".






