Dal Bari alla Fiorentina di Bati-gol, fino ai Rangers: la storia di Lorenzo Amoruso
Non solo bomber o fantasisti, ma anche difensori arcigni, capaci di dominare l'area e con il vizietto del gol a Storie di Calcio, trasmissione di TMW Radio. E stavolta, nella puntata curata da Francesco Tringali, c'è uno centrale tra i più apprezzati (oltre che prolifici) tra gli anni Novanta e i primi del Duemila, Lorenzo Amoruso.
Cresciuto nel Palese, entrò presto a far parte del settore giovanile del Bari, dove esordì in prima squadra nel 1988-1989, in Serie B, raccogliendo 3 presenze in quella stagione. Il debutto in Serie A è datato 8 ottobre 1989 in Inter-Bari (1-1). Dal 1991 al 1993 due esperienze in prestito, al Mantova e alla Vis Pesaro, prima di fare rientro al Bari, dove rimase fino al 1995. Poi per Amoruso il salto nella Fiorentina per 5,4 miliardi di lire: due stagioni dove vinse nel 1996 la Coppa Italia (aprendo le marcature nella finale di ritorno contro l'Atalanta) e la Supercoppa italiana.
Il 29 maggio 1997 inizia la sua "trasferta" all'estero, dove ebbe due esperienze. La prima in Scozia con i Glasgow Rangers, con cui vinse tre campionati scozzesi (1998-1999, 1999-2000 e 2002-2003), tre Coppe di Lega scozzesi (1998-1999, 2001-2002, 2002-2003) e quattro Coppe di Scozia (1998-1999, 1999-2000, 2001-2002 e 2002-2003), oltre al riconoscimento come miglior giocatore della Scottish Premier League nel 2002. Poi nel 2003 il passaggio in Inghilterra ai Blackburn Rovers, avventura costellata però da diversi infortuni. E chiuse la carriera a San Marino con i Cosmos.
"Mio papà aveva l'ambizione e la voglia per diventare un buon calciatore, ma all'epoca il calcio non riempiva lo stomaco e le ali gli furono tarpate e dovette rinunciare a quel sogno - ha confessato Amoruso -. E ha trasmesso a me questa passione. Quando c'è stata la possibilità di potermi mettere a Palese, in una società seria, cominciai nel settore giovanile. E da lì ho fatto tutta la trafila". Poi gli esordi col Bari: "E' stato tutto inaspettato. Avevo 16 anni, avevo fatto molto bene a livello giovanile, ero stato portato in preparazione col Bari ma come premio. E lì io presi il posto di un altro. Dopo diverse amichevoli ho esordito in Serie B a 16 anni e mezzo, cosa impensabile oggi. E da lì è iniziata la mia carriera. E c'era una squadra di livello, dove c'era Antonio Di Gennaro ma tanti altri. Ero una mascotte, ma cercavo di imparare, a volte anche in maniera strafottente. Volevo capire, interagire con certi giocatori, per capire e apprendere il prima possibile. Quella Serie B fu molto bella, poi dopo qualche anno arrivò la consacrazione con elementi come Gautieri, Protti, Tovalieri. Era un bel mix di giovani ed esperti che riuscì a fare una grande stagione".
E poi è arrivata la grande occasione con la Fiorentina, che all'epoca era una delle sette sorelle della Serie A: "Non c'era solo la Viola che mi cercava, ma altre squadre. Avevo fatto un'ottima stagione in Serie B e tante mi cercavano, ma la Fiorentina fu quella che si mosse per prima. Non era neanche finito il campionato, era fine maggio, che vennero giù e mi fecero firmare il contratto. Andare alla Fiorentina voleva dire andare in una big, entrare in quel gruppo di squadre era incredibile. Avevano bisogno di solidità, di cercare di riportare a Firenze un trofeo e fu meraviglioso quel maggio del '96 poter sollevare quella Coppa Italia, dove a Bergamo all'andata della finale segnai anche. Fu bello festeggiare con i tifosi, un'emozione unica. Per me è il trofeo al quale sono più affezionato, non solo perché il primo ma perché ho visto tanta gente commossa per quella vittoria. Era un'ottima squadra ma la differenza la faceva il gruppo".
E dopo la Viola ecco l'esperienza in Scozia: "Fu del tutto inaspettato. Dopo aver vinto Coppa Italia e Supercoppa, la società mi chiese di rinnovare il contratto, cosa che feci, per 4 anni. Alla fine di quella stagione, che non andò benissimo, tra le due sfide col Barcellona in coppa arrivarono dei club inglesi che avevano buttato l'occhio su di me. Avevo fatto due ottime partite contro Ronaldo, non facendogli far fare gol, e arrivò un'offerta 'indecente' alla Fiorentina, ossia 15 mld, e visto che il club cominciava ad avere dei problemi economici, firmarono lasciando a me però la possibilità di scegliere se accettare o meno. Alla fine mi feci due conti, all'epoca pochi italiani andarono all'estero, ma i Rangers mi volevano proprio e mi coccolarono davvero". E lì giocò con un mito come Paul Gascoigne: "Appena sono arrivato, lui cercò subito di prendermi per i fondelli, insieme agli altri italiani, facendo dei piccoli scherzi. Io quando capii la situazione, lo avvisai, perché non ero proprio idoneo a tutti questi scherzi. Il primo anno ebbi un problema al tendine, lo stato d'animo non era il massimo, e un giorno negli spogliatoi ritrovai Paul che stava prendendo delle mie mutande, io lo attaccai al muro e ha capito che non doveva farlo".











