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Fabrizio Lori rompe il silenzio nel libro autobiografico “Non ho sentito la campana”

Fabrizio Lori rompe il silenzio nel libro autobiografico “Non ho sentito la campana”
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Redazione TMW
Oggi alle 07:18Altre Notizie
La favola spezzata, il dramma della cella e quella ferita mai rimarginata per una promozione sfumata a un passo. A distanza di sedici anni dal fallimento che ha cancellato il calcio d'oro a Mantova, l'ex presidente Fabrizio Lori

Ci sono storie destinate a rimanere scolpite per sempre nella memoria collettiva di una città, capaci di sopravvivere ai fallimenti societari, alle aule di tribunale e persino al tempo.
La parabola di Fabrizio Lori, l'ex patron che nei primi anni Duemila trascinò l'Acm Mantova a un passo da una storica promozione in Serie A, incarna perfettamente la doppia anima del calcio italiano, una favola travolgente tramutatasi all'improvviso in un dramma personale e finanziario.
Oggi, a distanza di anni dal crac della Nuova Pansac e dalla dolorosa esperienza della detenzione, Lori ha deciso di rompere il silenzio affidando i suoi ricordi alle pagine del libro autobiografico “Non ho sentito la campana”.

La recente presentazione del volume, che ha richiamato centinaia di tifosi nostalgici al Parco Te di Mantova, è stata accompagnata da un'intensa e discussa intervista rilasciata a Michele Criscitiello negli studi di Sportitalia, riaccendendo i riflettori su uno dei periodi più epici e controversi del calcio nostrano.
Dalla finale di Torino al baratroIl punto di non ritorno della gestione Lori resta la drammatica finale playoff del 2006 contro il Torino.
Un doppio confronto che ha segnato la storia biancorossa e che, durante il faccia a faccia con Criscitiello, l'ex presidente ha rievocato con immutata amarezza di fronte alle immagini dell'epoca, definendo senza mezzi termini quel verdetto sul campo come un'ingiustizia che, con i moderni strumenti tecnologici come il VAR, avrebbe avuto un esito totalmente opposto.
Ma l'intervista ha scavato soprattutto nelle ferite umane di un uomo rimasto solo nel momento del crollo economico, incalzato dal giornalista sulle reali cause del fallimento e sui presunti tradimenti subiti da collaboratori e figure vicine alla vecchia gestione societaria.

Il virgolettato di Fabrizio Lori

Nel corso del colloquio, Fabrizio Lori ha voluto fare chiarezza sul senso profondo del suo libro e sulla ferita, ancora aperta, legata a chi gli ha voltato le spalle nel momento del massimo bisogno:
"Questo libro non è una vendetta, ma il racconto sincero di una favola senza lieto fine che dovevo prima di tutto a me stesso e a una città che ho amato alla follia.
Quando le cose hanno iniziato a crollare, sia in azienda sia nel Mantova, mi sono guardato intorno e ho scoperto che molte delle persone di cui mi fidavo ciecamente, quelle che prima cercavano il mio sguardo in tribuna, stavano già scappando con il bottino.
Mi hanno tradito gli affetti più vicini, lasciandomi solo a pagare il prezzo più alto, anche quello della galera.
Ma l'abbraccio dei tifosi mantovani oggi mi dimostra che l'amore vero non si cancella con un fallimento."

Il legame indissolubile con la piazza

Nonostante le aule di tribunale e il fallimento del 2010, la risposta della piazza mantovana alla presentazione del libro dimostra come la memoria sportiva sappia essere clemente.
Per i tifosi, Lori resta il presidente del grande sogno, l'uomo che portò al "Martelli" campioni del calibro di Poggi e Hubner e che riuscì a battere la Juventus.
Un'eredità pesante e bellissima, racchiusa in poco meno di 120 pagine di confessioni, che restituiscono la fotografia di un calcio romantico e spietato che non esiste più.

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