Caso Fanesi, la Corte Europea condanna l'Italia: risarcimento di 150mila euro
La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia per il caso relativo al pestaggio di Luca Fanesi, tifoso della Sambenedettese, avvenuto nel 2017 nei pressi dello stadio Menti di Vicenza dopo la sfida di campionato fra le due squadre. Il tifoso era infatti finito in coma per una manganellata da parte di un poliziotto del reparto celere che era intervenuto per sedare degli scontri fra le due tifoserie esplosi nel post gara. Un episodio che ebbe grande eco mediatica, ma che il Gip del Tribunale di Vicenza aveva deciso per l'archiviazione del caso.
Il poliziotto, mai identificato, con una violenta manganellata gli fratturò il cranio provocando un'emorragia cerebrale. Dopo 117 giorni di ricovero, e diversi interventi chirurgici, Luca si è salvato ma non è tornato più come prima: invalidità permanente grave, ha perso il lavoro e anche la sua vita familiare è precipitata. Fin da subito il fratello Massimiliano Fanesi, ex calciatore professionista e oggi dirigente, aveva proclamato l'innocenza del fratello Luca tenendo viva l'attenzione sul caso. Per la Corte Europea quel caso non è però mai stato chiuso e nella giornata di ieri è arrivata così la condanna all'Italia per non aver svolto un’inchiesta efficace sul presunto uso eccessivo della forza da parte della polizia. La CEDU ha infatti disposto un risarcimento complessivo di 150mila euro.
"Sono molto soddisfatto per questa sentenza. - commenta l’avvocato Fabio Anselmo ai microfoni di Rai News - È una doppia condanna: sotto il profilo procedurale, per indagini carenti e insufficienti, e poi per le gravissime lesioni inflitte dalla manganellata di un poliziotto non identificato che ha indotto in coma Fanesi. L’amarezza per l’archiviazione del gip viene sostituita dalla soddisfazione per la condanna della Cedu dopo il ricorso da noi presentato".






