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Italia, De Paola: "Non c'è limite alla vergogna. Malagò doveva dimettersi"

Italia, De Paola: "Non c'è limite alla vergogna. Malagò doveva dimettersi" TUTTOmercatoWEB
Daniele Petroselli
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Daniele Petroselli
Oggi alle 14:40Altre Notizie
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Ne L'Editoriale in onda nella radio di Tuttomercatoweb.com è intervenuto il direttore Paolo De Paola, che è partito dalla nomina di Roberto Mancini come nuovo ct e di Claudio Ranieri come dt: "Credo che in una situazione del genere, assolutamente kafkiana, c'è un limite che è stato ampiamente superato, che è quello della vergogna. Malagò magari con qualche sorrisetto, da piacione come dice lui, ha creato quello che voleva creare sin dal primo giorno, sin dal primo minuto in cui si è proposto come presidente federale, cioè Mancini e poi questa del DT, va bene, viene o non viene, importante o non è importante, è una pezza a colori che ha voluto mettere. Dopodiché quello che è successo di clamoroso con Maldini, con Leonardo, con Pirlo, è come se non ci fosse stato, perché alla fine quello che dice Malagò è che alla fine abbiamo preso una decisione. Ci facciamo andar bene questa decisione, ma allora questo è il nostro Paese e l'espressione massima della vergogna del nostro Paese in questo momento è al vertice della Federcalcio, perché in una situazione di questo genere Malagò doveva dimettersi per acclarata incompetenza, perché lui l'ha detto, io sono incompetente quindi ho bisogno di un direttore tecnico, non mi assumo io la responsabilità, poi invece se l'è assunta perché Mancini è un suo amico, poi se l'è assunta perché Ranieri lo conosce benissimo, ex della Roma e abbiamo fatto un'altra volta il circoletto Aniene di Roma Nord, come qualcuno ha detto, alla faccia di qualsiasi pudore che bisognerebbe avere in queste circostanze. Io ribadisco, siamo solo oltre il limite, ogni limite della vergogna".

E ha aggiunto: "Arriva Maldini, arriva Leonardo, va via Maldini, va via Leonardo, Pirlo non se ne parla, discussione sulla Russia eccetera eccetera, ma non succede niente. Malagò è sempre lì. E' stato un ottimo presidente del CONI, ma da presidente federale sta sporcando, sta molto sporcando questa immagine cristallina di presidente del CONI, perché sembra non capirci niente e ammette di non capirci niente, e poi vuole che la gente in qualche modo comprenda questo suo stato d'animo. Se uno vuole la bicicletta deve saper pedalare, nessuna comprensione, se non sa pedalare non la chiede la bicicletta".

Ma chi ha deciso il ct?
"Il circoletto di amichetti, questo è il governo del calcio italiano, in ogni stagione c'è stato un circoletto di amici prevalentemente su base romana e adesso diciamo ha avuto il suo exploit a Roma nella formulazione di Malagò, Mancini e Ranieri. Uno scontro con Abodi? Non è vero, non è vero nulla di tutto questo, ci sono dei poteri trasversali nei quali non c'entra nulla la politica, c'entra la logica di palazzo, di amicizie, di clan, di affinità. Io sto con te, ti chiamo perché tu mi sei simpatico e in qualche modo abbiamo condiviso delle cose insieme. Io vi dico solo una cosa, fuori da Roma questa logica non esiste, non esiste, è una logica che abita a Roma e riguarda il calcio, la politica, il modo di fare che non esiste altrove, la gente non la capisce questa roba fuori da Roma".

E cosa aggiunge?
"Abbiamo fatto un calcolo che praticamente i tre che governano adesso il calcio fanno 203 anni, la media è di 67 anni. Se questa è diciamo la gioventù, il cambiamento, diciamo le nuove idee, ma dove stanno? Non stanno da nessuna parte e ribadisco poi alla fine si andrà avanti sempre per logiche di appartenenza, la Serie A proteggerà se stessa, la Serie B lo stesso, tutti cercheranno in qualche modo di non intranciare, diciamo di non far dei danni in alcune categorie altrimenti deflagra troppo. Bisogna fare le riforme che riguardano la giustizia sportiva, i giovani, l'incremento dei giovani nelle squadre, i club, il sistema calcio inteso come format di campionati, di ridurre le squadre della Serie A, della Serie B e della Serie C, di tutto questo praticamente non se ne parla più".

Quale sarà il ruolo di Ranieri?
"Io mi aspetto che Ranieri, diciamo dall'alto della sua luce, un giorno dirà dopo qualche sconfitta magari fuori luogo di Mancini 'Io non l'ho scelto, me lo sono ritrovato', può essere che dica una cosa del genere, può essere questa la frase, invece un direttore tecnico dovrebbe in qualche modo, se vogliamo dar seguito a questa logica assurda, di mettere un direttore tecnico nella Nazionale, di uniformare uniformare il gioco della Nazionale, delle giovanili, di andare a guardarsi tutte le partite delle squadre e suggerire o imporre agli allenatori delle squadre giovanili, lo stesso tipo di gioco o lo stesso tipo di sistema di gioco della Nazionale maggiore. Ma per come siamo divisi noi, Ranieri va vicino a Mancini e gli dice qualche cosa di tecnico oppure va vicino ad altri allenatori e può imporre una sua idea tecnica? Assolutamente no, perché Ranieri, con tutto il rispetto, non è Ferguson, Ranieri non è quel plenipotenziario che serve. Abbiamo visto con Gasperini, ha fatto un disastro totale, facendosi cacciare dalla Roma".

Di riforme del calcio italiano parlava Andrea Agnelli nel 2012:
"Tutto l'affetto, l'amore e anche la stima per Andrea Agnelli, l'ho seguito da vicino ma ha un difetto che purtroppo si è constatato nel corso delle stagioni: è discontinuo, cioè lui dice almeno 5 o 6 cose giuste, sagge, ma poi alle quali non dà seguito, cioè la Superlega lanciata così è stata una sciocchezza, doveva avere un seguito, doveva avere un accordo reale e non fittizio, doveva essere portata avanti con una struttura seria ma Andrea Agnelli, ribadisco, se tu lo metti a lanciare delle idee per il calcio ne ha almeno 10 su 10 buone, ma sono tutte irrealizzabili, cioè nel senso che lui poi lancia l'idea ma si guarda bene da portarla avanti e lo stesso più o meno è avvenuto alla Juventus. Aveva lanciato l'idea di un ringiovanimento con Marotta, poi è andato via e ha lasciato soli i vari direttori generali che sono arrivati, una squadra che non si riusciva a rimettere in piedi e l'ultima appunto è quella di Pirlo, amico personale di Andrea Agnelli, un fiasco totale. Andrea Pirlo è stato il primo elemento di fallimento, di discontinuità dopo i nove scudetti, vinti anche a fatica, l'ultimo con Sarri che si è consegnato completamente ai giocatori".

Cosa c'è dietro le pressioni dei club della Serie A?
"Ma anche di Malagò se non sbaglio. Si sono resi conto che obiettivamente non si può essere, come dire, così ecumenici o elastici da poter sopportare questi cambiamenti repentini. Cioè ci sono delle logiche che anche un imprenditore come Cairo si indigna. Cioè arriva il momento dell'indignazione ma per queste persone non esiste l'indignazione. Esiste solo lo scivolone dal quale si può rimettere in sesto, magari usando quelle frasi iconiche, ma solo chi sbaglia si rialza. Quando tu ti aspetti da uno che è stato presidente del CONI, una figura potentissima per quanto riguarda anche i successi dell'Italia nello sport, un profilo altissimo per quanto riguarda le decisioni e queste decisioni mi sembrano le ricette della Sore Lella".

Juve, potrebbe essere giunto finalmente il momento di Kolo Muani:
"La Juventus sta deludendo, cioè come società, parliamoci chiaro. Io ascolto molti tifosi della Juventus, sono tutti delusi. 'Ma chi arriva, chi non arriva, non arriva nessuno', arriva questa scelta diciamo di rimedio, perché è un rimedio quello di Kolo Muani. Potrebbe essere buono, ma ancora dobbiamo vederlo all'opera, io spero molto in Spalletti, ma sperare solo in Spalletti senza avere almeno quei quattro-cinque nomi importanti e che devono essere più importanti di Kolo Muani...non si è cominciato nel migliore dei modi alla Juventus, lo dico con molta franchezza".

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