Rai 2, scena surreale dopo Casarano-Salernitana. Piovono insulti, il mister si fa statua e il cronista scappa
Redazione TMW
Una frazione di secondo, il tempo di rendersi conto che la cronaca calcistica, a volte, si trasforma in un thriller psicologico in diretta nazionale.
Domenica pomeriggio, stadio Giuseppe Capozza, il triplice fischio di un Casarano-Salernitana specchiato sullo 0-0 ha appena mandato i titoli di coda su una gara bloccata, ma il vero spettacolo, grottesco, surreale, a tratti cinematografico, va in scena pochi minuti dopo, davanti alle telecamere di Rai 2.
Serse Cosmi è al microfono.
Il tecnico della Salernitana, cappellino d'ordinanza ben calato sulla fronte e l'adrenalina dei novanta minuti ancora in circolo, sta analizzando il pareggio con la consueta flemma post-gara.
Ma l'idillio dura pochissimo, dalla tribuna centrale del Capozza si leva una raffica di insulti, non i soliti borbottii da stadio, ma offese pesanti, urlate a pieni polmoni da un manipolo di tifosi locali, dritte verso la postazione delle interviste.
A quel punto, il copione della diretta si straccia. Chi si aspettava la classica reazione "alla Cosmi", una fiammata di pancia, un urlo dei suoi a sovrastare la provocazione, resta fulminato.
Il mister si interrompe a metà parola, stop. Il corpo si blocca, i muscoli del collo si tendono.
Cosmi si trasforma istantaneamente in una statua di sale, adottando quella che sui social hanno già ribattezzato la "Bresciano move".
Non parla, non gesticola, si limita a piantare gli occhi negli spalti, regalando una frazione di secondi di puro e inquietante silenzio orizzontale.
Uno sguardo di ghiaccio che da solo avrebbe potuto congelare l'intero Salento.
Chi non regge l'impatto della deflagrazione imminente è l'inviato della Rai, il volto del giornalista, stretto nella stessa inquadratura del tecnico umbro, diventa una maschera di autentico panico.
Gli occhi sbarrati, il respiro corto, la netta e chiarissima sensazione di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, a un millimetro dalla miccia di una bomba pronta a esplodere.
La gestione della crisi da parte del cronista rasenta il sublime dell'istinto di sopravvivenza: con la voce incrinata dalla tensione e una fretta acrobatica, liquida lo studio, restituisce la linea in quattro e quattr'otto e, con un movimento felino, si dilegua lateralmente.
Scappa letteralmente via, abbandonando il campo di battaglia.
L'inquadratura rimane così, spettrale e fissa, su Serse Cosmi. Da solo, immobile, mentre attorno a lui piovono le ultime ingiurie e l'inviato è già al sicuro dietro le quinte. Il web è già impazzito, tra chi incorona il giornalista come "sopravvissuto dell'anno" e chi rimpiange i vecchi, sani terzi tempi.
Ma a Casarano, per qualche minuto, si è respirata l'aria pesante delle grandi sfide western. E il finale, statene certi, non lo scriverà il giudice sportivo.
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