Aggredirono Donnarumma e la moglie incinta, comincia il processo a Parigi per i malviventi
È arrivato davanti al tribunale correzionale di Parigi il processo per il violento furto subito da Gianluigi Donnarumma nel luglio 2023, quando il portiere italiano vestiva ancora la maglia del Paris Saint-Germain. Tre uomini sono accusati di aver partecipato alla rapina avvenuta nell'appartamento di lusso del calciatore in avenue Montaigne, una notte rimasta segnata dal terrore vissuto dall'estremo difensore e dalla compagna Alessia Elefante.
I fatti risalgono al 21 luglio 2023, intorno alle tre del mattino. Quattro uomini con il volto coperto sarebbero entrati nell'abitazione del nono piano passando dai tetti, sorprendendo nel sonno la coppia. Donnarumma sarebbe stato minacciato con un coltello e colpito con guanti rinforzati, mentre gli aggressori avrebbero immobilizzato lui e la compagna prima di portare via denaro, gioielli, orologi e borse di lusso per un valore vicino al milione di euro.
Secondo l'accusa, tra i presunti organizzatori figurano Ilyas Kherbouch, conosciuto come "Ganito", e Khyan Mamouni, detto "Kiki", che avrebbero coordinato l'azione anche dall'interno del carcere. Entrambi negano le accuse o hanno scelto di non rispondere agli inquirenti. La vicenda è stata ulteriormente segnata dalla morte in carcere di uno dei sospettati, che si è suicidato dopo aver dichiarato di essere stato vittima di pressioni e minacce. Un altro aspetto drammatico riguarda Alessia Elefante, incinta al momento della rapina.
Donnarumma e la moglie, sposatisi recentemente in Puglia, non saranno presenti al processo. Il portiere, oggi al Manchester City dopo l'addio al PSG nel 2025, aveva raccontato in passato il terrore vissuto quella notte: "Ero legato, impotente e terrorizzato per Alessia". Due giovani membri del gruppo, minorenni all'epoca dei fatti, sono già stati condannati dal tribunale per minori a pene comprese tra tre e quattro anni di carcere. Per gli altri imputati, il procedimento proseguirà nei prossimi giorni, mentre la difesa di Kherbouch ha chiesto che l'udienza si svolga a porte chiuse.






