Al-Mubarak: "Guardiola ha pensato 100 volte di lasciare. Gli ho fatto da psicanalista"
Khaldoon Al-Mubarak ha rilasciato una lunga intervista al sito ufficiale del Manchester City, soffermandosi sul percorso della società negli ultimi anni e, soprattutto, sull’impatto che ha avuto Pep Guardiola. Il presidente degli Skyblues ha esaltato il lavoro dell’allenatore catalano, sottolineandone il ruolo rivoluzionario: "Ha trasformato il calcio inglese. Lo dico con umiltà, ma ne sono convinto. Se si guarda all’evoluzione della Premier League negli ultimi dieci anni, si vede chiaramente quanto il modo di giocare, le tattiche e gli allenamenti siano cambiati. La sua influenza è indiscutibile. Pochi allenatori riescono non solo a cambiare una squadra, ma a influenzare un intero campionato. Pep lo ha fatto".
Al-Mubarak ha poi ripercorso le tappe della crescita del Manchester City nell’era moderna, ricordando il contributo dei vari tecnici che si sono succeduti: da Roberto Mancini a Manuel Pellegrini, fino allo stesso Guardiola, considerato il punto di svolta definitivo del progetto: "Siamo lontani dall’aver raggiunto il nostro apice. Dal 2008 abbiamo costruito qualcosa passo dopo passo. Roberto Mancini ha portato il primo titolo di Premier League nella storia del club: momenti che non dimenticheremo mai, una fase straordinaria, e anche la prima FA Cup dopo tantissimo tempo. Poi è arrivato Manuel Pellegrini e, sulla stessa scia, un altro titolo di Premier League e ulteriori successi. Oggi vincere è diventata un’abitudine per noi", ha spiegato il presidente.
Nel suo intervento, Al-Mubarak ha anche descritto il rapporto personale con Guardiola, tra momenti difficili e successi condivisi: "Siamo diventati amici molto stretti. In un certo senso mi considero il suo psicanalista. Nei momenti complicati ha pensato di lasciare almeno cento volte in dieci anni, per essere chiari. Come nella storia del ragazzo che gridava al lupo: quando Pep dice 'mi fermo', non significa davvero che si arrenda. Non bisogna prenderlo troppo alla lettera, bisogna saperlo gestire. Ma questa volta è diverso: il momento in cui Pep ha davvero deciso di fermarsi è arrivato".











