Don’t cry for me Argentina: Messi dice addio all’Albiceleste, finisce un’era lunga 21 anni
Il lungo percorso di Lionel Messi con la maglia dell’Argentina, chiuso ufficialmente con la lettera d'addio di quest'oggi, è un racconto di resilienza, dolore e gloria assoluta. Tutto comincia il 17 agosto 2005, quando a soli 18 anni una giovanissima Pulga debutta contro l’Ungheria a Budapest: appena 47 secondi dopo il suo ingresso in campo arriva un cartellino rosso diretto, dopo una manata a un avversario che lo aveva trattenuto per la maglia. Un inizio amaro per quella che sarebbe diventata una delle più grandi storie nella storia del calcio internazionale. Nel 2010, in Sudafrica, Messi vive il suo primo Mondiale da protagonista sotto la guida di Don Diego Armando Maradona in persona, mentre nel 2014 arriva fino alla finale, persa contro la Germania.
La gloria eterna dopo Qatar 2022
Per anni, però, la Nazionale maggiore rappresenta anche il grande cruccio della sua carriera. Dopo le sconfitte nelle finali della Copa América 2015 e 2016 e quella del Mondiale 2014, il riscatto arriva finalmente nel 2021. Al Maracanã, l’Argentina batte il Brasile 1-0 e Messi conquista il suo primo grande trofeo con la Selección. Da lì comincia una nuova era: la Finalissima contro l’Italia nel 2022, poi il trionfo più atteso. Il 18 dicembre 2022, al Lusail Stadium, Messi batte la Francia ai rigori dopo una finale leggendaria, segna due gol e solleva finalmente la Coppa del Mondo, eguagliando Diego nel cuore degli argentini. O quantomeno avvicinandovisi sensibilmente.
Tutti i numeri di Messi con l'Argentina
Il suo palmarès con l’Albiceleste comprende un Mondiale, due Copa América, un oro olimpico, una Finalissima e un Mondiale Under 20. Un bilancio costruito attraverso 21 anni, 207 presenze e 125 gol: entrambi record assoluti della Nazionale argentina. Anche dopo aver raggiunto la vetta, Messi ha continuato a guidare la Selección, fino alla finale del Mondiale 2026, persa 1-0 ai supplementari contro la Spagna al MetLife Stadium. Una nuova ferita, dopo quella del 2014, ma che non cambia il peso di una storia ormai eterna: quella del più grande simbolo della maglia albiceleste, insieme ovviamente al Dios del fútbol.






