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La Groenlandia, il suo campionato, i no di UEFA e CONCACAF. Il CT Rutkjaer: "Meritiamo una chance"

La Groenlandia, il suo campionato, i no di UEFA e CONCACAF. Il CT Rutkjaer: "Meritiamo una chance" TUTTOmercatoWEB
Francesco Benvenuti
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Francesco Benvenuti
Oggi alle 16:04Calcio estero
Il 10% del Paese è praticante nel calcio, ma le porte del riconoscimento internazionale restano chiuse: dopo il campionato il CT Rutkjaer racconta la passione e le sfide tra i ghiacci della Groenlandia

Meno di 57 mila abitanti e più di 5 mila praticanti. Il calcio, da quelle parti, è sport nazionale, eppure il Paese in questione non è ancora stato riconosciuto a livello internazionale da un punto di vista calcistico e non ha quindi in archivio alcuna partita ufficiale. E’ il paradosso a cui è costretta a sottostare la Groenlandia che, tra le evidenti difficoltà climatiche e di conseguenza strutturali, nel 2025 ha visto la propria domanda di adesione alla Concacaf respinta. “Non è una vittoria per la democrazia del calcio”, aveva commentato all’epoca Kenneth Kleist, il presidente della KAK, la Federcalcio locale, che si era già trovata le porte chiuse dall’Uefa: l’organismo europeo, infatti, ammette solo i Paesi riconosciuti dalle Nazioni Unite. Eppure, come detto, il calcio in Groenlandia continua a produrre partite e appassionare sotto ogni livello: indoor, femminile, maschile, come ben sa Morten Rutkjaer, tecnico danese che da più di sei anni è il commissario tecnico della Nazionale maschile della Groenlandia, la più grande isola della Terra per superficie e facente parte del Regno di Danimarca.

Rutkjaer, com’è nata l’opportunità di diventare CT della Groenlandia?
Nel 2019 sono stato contattato per diventare l'allenatore della Nazionale. Avevo tenuto nel Paese delle conferenze sul ruolo del manager; ogni volta che me ne andavo lasciavo quello che ho sempre più considerato come una terra di opportunità. E così, quando ho ricevuto la proposta, ho detto subito di sì. Mi reco in Groenlandia quattro volte l’anno e poi con la Nazionale andiamo in Europa, e in altri Paesi, per disputare partite contro squadre locali.

Si è da poco conclusa l’edizione 2026 del campionato: che impressione le ha fatto?
In termini di livello di gioco è stato il miglior GM (Grønlandsmesterskabet, il campionato groenlandese) di sempre. I giocatori hanno espresso un livello elevato, pur avendo giocato per cinque giorni consecutivi. Le partite sono state molto combattute ed equilibrate - cosa di cui sono particolarmente felice - e questo è un elemento che potrò sfruttare per la Nazionale. Ho trovato positivo il fatto che quest'anno ci fossero solo quattro squadre. Il livello è stato alto in tutte e quattro le formazioni, portando a sfide molto equilibrate; non si sono viste partite con punteggi schiaccianti. È stata una gran bella competizione.

Avete partecipato e raggiunto il terzo posto nell’ultima Coppa europea della Conifa – la federazione che accoglie entità geografiche di varia natura non riconosciute dalla FIFA - ma quanto sarebbe importante riuscire ad affiliarsi?
La Groenlandia meriterebbe davvero di far parte del mondo del calcio e della più ampia comunità calcistica. Questo permetterebbe al Paese di disputare partite internazionali contro altre nazioni. In questo momento, la Groenlandia e la sua classe politica devono lavorare intensamente alla costruzione di strutture coperte (air dome) - in particolare a Nuuk e Ilulissat - in modo che si possa giocare a calcio tutto l'anno. Se la Groenlandia vuole lasciare il segno come nazione calcistica lo potrà fare solo attraverso il calcio all'aperto; pertanto, questa deve essere una priorità assoluta.

Che valore ha il calcio in Groenlandia?
Avere una Nazionale concede ai giocatori un obiettivo per cui allenarsi. Il calcio, inoltre, unisce la Groenlandia attorno allo sport più grande e seguito al mondo, e quindi ha un significato immenso per il Paese.

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