Mbappé: "Vogliamo combattere l’idea che un calciatore debba stare zitto e giocare"
In un’intervista concessa al magazine statunitense Vanity Fair, Kylian Mbappé, oggi attaccante del Real Madrid e capitano della nazionale francese, ha riflettuto sul rapporto tra i tifosi francesi e i loro calciatori, soffermandosi in particolare sulla natura delle critiche che spesso colpiscono gli atleti nel suo Paese. Il campione del mondo ha definito questo fenomeno una questione culturale: "È una questione di cultura. Siamo francesi. Al francese piace lamentarsi, gli piace essere scontento. Siamo fatti così. E i francesi che giudicano altri francesi, è sempre stato così". Mbappé ha aggiunto con tono autocritico: "Il francese è forse più felice quando non è felice. Critichiamo tutto, e lo dico anche di me stesso".
Nonostante questa visione piuttosto severa, l’attaccante ritiene che qualcosa stia cambiando, soprattutto tra le nuove generazioni: "Credo che le nuove generazioni stiano cercando di far evolvere questo modo di pensare". Allo stesso tempo, ha sottolineato la responsabilità dei giocatori più rappresentativi: "Il nostro obiettivo, come figure pubbliche che rappresentano la Francia nel mondo, è dare la migliore immagine possibile del Paese. La Francia è un Paese fantastico, che ispira il mondo, ma è vero che spesso i suoi giocatori sono stati criticati e messi in discussione".
Mbappé ha poi affrontato anche il tema del ruolo politico degli sportivi, ricordando le prese di posizione della nazionale francese durante le elezioni legislative del 2024: "Ci ha scioccato molto quello che stava succedendo. Siamo cittadini e non possiamo restare a guardare facendo finta che tutto vada bene. Vogliamo combattere l’idea che un calciatore debba stare zitto e limitarsi a giocare". Infine, il fuoriclasse ha ribadito il suo impegno civile: "Possiamo essere calciatori, possiamo essere stelle internazionali, ma prima di tutto siamo cittadini. Non siamo scollegati dal mondo. Non siamo scollegati da ciò che accade nel nostro Paese. Anche se viviamo all’estero, queste cose ci riguardano direttamente. Abbiamo il diritto di esprimere la nostra opinione come chiunque altro".











