Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomocremonesefiorentinagenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilannapoliparmapisaromasassuolotorinoudinese
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenafrosinonelatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche

Il Milan si sta buttando via e Allegri rischia di restare col cerino in mano. Perché dovrebbe puntarci la FIGC? Anche Furlani nel caos: la coppia da cui vorrebbe ripartire

Il Milan si sta buttando via e Allegri rischia di restare col cerino in mano. Perché dovrebbe puntarci la FIGC? Anche Furlani nel caos: la coppia da cui vorrebbe ripartireTUTTO mercato WEB
© foto di TUTTOmercatoWEB.com
Raimondo De Magistris
martedì 12 maggio 2026, 16:00Editoriale
Raimondo De Magistris
Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per TMW dal 2008, è stato vicedirettore per 10 anni. Inviato al seguito della Nazionale, conduttore per Radio Sportiva

Il Milan visto nel girone di ritorno è squadra da metà classifica. Venticinque punti in 17 partite è media da decimo posto e infatti i rossoneri dopo il giro di boa viaggiano a braccetto con Udinese e Genoa. Poco meglio del Parma, poco peggio del Sassuolo. Il castello è crollato dopo l'ultima pausa e il Milan ha incassato quattro sconfitte in sei gare. Ha vinto non senza difficoltà solo contro un Hellas Verona già spacciato. "Il destino è ancora nelle nostre mani", ha ripetuto più volte Allegri dopo Milan-Atalanta 2-3. Dopo i fischi di un San Siro che domenica sera non ha risparmiato nessuno. Nel mirino soprattutto l'amministratore delegato, ma al centro delle critiche c'è anche una squadra in crisi che oggi ha nel rendimento di Rafael Leao l'istantanea più affidabile del suo momento. E poi lui, di nuovo lui. Ancora una volta lui: Massimiliano Allegri. Che al Milan sembrava finalmente aver ritrovato slancio e idee e che invece oggi si ritrova a un passo dal baratro.

A rileggere commenti e giornali sembra esser tornati a due anni fa. Quelli che all'epilogo della sua avventura juventina lo raccontavano come un allenatore ormai fuori dalla contemporaneità. Un grande gestore che però alla capacità di saper tenere insieme grandi giocatori non riesce più ad aggiungere un calcio offensivo e propositivo. Che ha perso le sue intuizioni nei cambi e nei ruoli. Ricordate quest'anno un Allegri in grado di cambiare le gare dalla panchina? Nel corso della sua prima avventura juventina succedeva spesso. Ricordate come andò con Mandzukic quando reinventò il croato esterno? Quest'anno con Leao ha fallito su tutta la linea.

Allegri che tanto sembrava tornato di moda fino a tre mesi fa ora è di nuovo il passato. Remoto. Ma proprio perché il calcio vive di giudizi che i risultati determinano una domenica sì e l'altra pure, ecco che oggi il manager di Livorno è tornato prepotentemente sul banco degli imputati. Col quarto posto salverebbe la faccia e renderebbe sufficiente la stagione, senza andrebbe incontro a un'autentica caporetto. Per il Milan che ingaggiandolo sognava di ripetere l'impresa di Conte col Napoli e dava per scontato il ritorno in Champions, per sé stesso che a quel punto rischierebbe di ritrovarsi col cerino in mano.

"Spero di restare qui il più a lungo possibile", diceva sabato Allegri in conferenza stampa alla vigilia di Milan-Atalanta. Uno scenario a questo punto complicato anche con la Champions e di quasi impossibile attuazione senza (nonostante un altro anno di contratto). Uno scenario che fino a poche settimane fa si pensava potesse spedirlo diritto a Coverciano per la guida della Nazionale.
Però a questo punto, dopo gli ultimi risultati, perché il nuovo presidente FIGC dovrebbe puntarci? La corsa alla poltrona federale passa anche da promesse e figure che devono affascinare gli elettori e oggi l'idea di nominare Allegri come CT non scalderebbe praticamente nessuno. Anche perché l'Italia da settembre sarà una squadra da ricostruire e non da gestire. Una squadra di giovani da far crescere e non di giocatori fatti e finiti. Cosa c'entra Allegri con questo progetto?

La situazione a 180 minuti dalla fine è inevitabilmente molto fluida e la certezza oggi è che Furlani nel mondo rossonero è visto ancor peggio di Allegri. E' stato lui domenica sera il principale oggetto delle contestazioni rossonere, è lui al centro di una petizione che chiede le sue dimissioni e che in meno di una settimana ha raccolto oltre 40mila firme. Con questi chiari di luna anche il futuro dell'attuale AD resta incerto: un anno fa Gerry Cardinale gli rinnovò la fiducia con un nuovo contratto triennale, adesso invece potrebbe dar voce a chi nel fondo RedBird spinge per un suo allontanamento.

Furlani lo sa, ma non per questo rinuncia all'idea di restare saldo al timone e a costruire un altro progetto con un nuovo allenatore e un nuovo direttore sportivo. Chi? Vincenzo Italiano in panchina e Tony D'Amico direttore sportivo: ovvero le persone che aveva scelto già un anno fa senza però riuscire a stringere gli accordi. Per entrambi quest'anno i tempi sono maturi per una nuova avventura, ma ora è da capire se tra tre settimane sarà ancora Furlani a decidere le sorti del Milan.

Altre notizie Editoriale
Primo piano
TMW Radio Sport
Serie A
Serie B
Serie C
Pronostici
Calcio femminile